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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

Telecamera in casa per controllare i familiari: “padre padrone” condannato a tre anni e due mesi

La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dal giudice Sergio Tosi. L’imputato avrebbe aggredito fisicamente e verbalmente i suoi cari, costringendoli a non entrare in cucina e ad accedere o uscire di casa da una finestra sul retro

LECCE - Avrebbe tenuto sotto scacco un’intera famiglia, la convivente, la figlioletta e i figli avuti dal precedente matrimonio (di lei), arrivando a piazzare una telecamera in casa per controllare i loro spostamenti e il rispetto di alcuni divieti, come quello di entrare liberamente in cucina, e di usare la porta principale, anziché la finestra sul retro.
Insomma ogni sua volontà, anche la più assurda doveva essere legge, e nel rispettarla si poteva rischiare, nella peggiore delle ipotesi, di rimanere a digiuno per giorni,  nella migliore, di consumare i pasti nella propria stanza.
Ma ora la giustizia ha presentato il conto a questo 62enne originario di Brindisi, ma residente nel Leccese (di cui omettiamo le generalità solo per tutelare la privacy dei familiari). 
Nei giorni scorsi, il giudice Sergio Tosi gli ha inflitto tre anni e due mesi di reclusione, al termine del processo discusso col rito abbreviato, in cui era assistito dall’avvocato Ivan Greco. La sentenza ha imposto anche il risarcimento del danno alla ex: una prima parte pari a 30mila euro, immediatamente esecutiva, la restante da definire in separata sede.
Già condannato nel 2019 a un anno e quattro mesi per condotte analoghe, il 63enne avrebbe continuato a vivere nell’abitazione familiare col consenso della donna che aveva rimesso la querela per problemi di salute e perché illusa da alcuni miglioramenti, gli aveva offerto un’altra possibilità. Quello, però, sarebbe stato l’inizio di nuove drammatiche esperienze. 
Almeno dal giugno del 2020, i soprusi, le aggressioni fisiche, le minacce di morte sarebbero state all’ordine del giorno: le avrebbe dato della poco di buono, l’avrebbe picchiata e colpita con oggetti. Non avrebbe risparmiato dall’ira neppure la figlia, prendendola a schiaffi, distruggendole il materiale didattico e lasciandola a digiuno per giorni, tanto che la madre fu costretta a rivolgersi alla Caritas. Non finisce qui. Il 23 agosto del 2022, l’imputato avrebbe inveito contro l’educatrice che era giunta in casa per fornire sostegno alla bambina, cacciandola via e costringendola a interrompere il percorso avviato dai servizi sociali.
Ma, secondo le indagini, il principale bersaglio dell’uomo sarebbe stato uno dei figli avuti dalla donna con il precedente marito (deceduto in un incidente stradale): mentre il ragazzo dormiva, avrebbe spento sigarette sul lenzuolo del suo letto; nell’estate del 2021, gli avrebbe tirato uno schiaffo al volto e l’avrebbe colpito alla gamba con un ferro da stiro, provocandogli lesioni alla caviglia e alla tibia; nel luglio del 2022, gli avrebbe puntato un coltello da cucina al torace. 
Non appena la difesa avrà modo di visionare le motivazioni, valuterà il ricorso in appello.
 

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