Cronaca

Tempi duri per gli abusivi: il Tar dà ragione al Comune

Il Tar Puglia di Lecce accoglie le istanze del Comune di Otranto contro gli abusi edilizi di un privato in zona Valle dell'Idro. Tre fabbricati in località Santa Barbara saranno presto demoliti

L'ingresso di Palazzo Melorio.

Sono tempi duri per gli autori di abusi edilizi. Con sentenza breve, resa pubblica ieri, la terza sezione del Tar Puglia - Lecce ha respinto il ricorso proposto da un cittadino di Otranto, che aveva realizzato in località Santa Barbara, a ridosso della Valle dell'Idro, tre fabbricati abusivi per complessivi 250 mq., adibiti per la più gran parte ad uso abitativo. Gli edifici erano stati realizzati in assenza di permesso di costruire e senza autorizzazione paesaggistica; pertanto era scattato il sequestro da parte della polizia municipale, con convalida dalla Procura della Repubblica di Lecce, che aveva aperto un fascicolo a carico dell'autore degli abusi. La zona d'intervento è tra le più sensibili dal punto di vista paesaggistico e, anche per questo, nel piano regolatore è previsto un lotto minimo d'intervento non inferiore a 5 ettari per qualsiasi tipo di presenza edilizia.

Con ordinanza dello scorso ottobre, il responsabile dell'area tecnica del comune aveva ordinato la demolizione di tutti gli edifici esistenti. Ma il proprietario aveva proposto ricorso al Tar Puglia, Sezione di Lecce, eccependo che si sarebbe trattato di fabbricati risalenti ad epoca antecedente al 1967 assoggettati a semplice recupero e, pertanto, sottratti all'obbligo di concessione edilizia ai sensi della vecchia Legge urbanistica del 1942, sostenendo, tra l'altro, che l'onere di provare la costruzione degli immobili abusivi in epoca successiva al 1967 sarebbe gravato sul Comune.

Il comune di Otranto ha dato incarico di tutelare la propria posizione dinanzi al Tar all'avvocato Mauro Finocchito. In camera di consiglio, il Tribunale amministrativo Leccese aveva ritenuto la vicenda sufficientemente chiara tanto da giustificarne una decisione direttamente nel merito, tramite emissione di sentenza breve. Con la decisione appena pubblicata, il Tar ha pertanto dato ragione al Comune e alle tesi del suo difensore, confermando che spettasse al privato l'onere di provare la data di costruzione dei fabbricati e riconoscendo che l'interessato non avesse fornito dimostrazione di quanto sostenuto.

Il Tar ha inoltre rilevato come, in ogni caso, gli stessi lavori di recupero, quali la sostituzione del solaio di copertura e l'intonacatura dei muri interni ed esterni, avrebbero richiesto il previo permesso di costruzione e l'autorizzazione paesaggistica. Infine ha osservato che tramite stralcio aereofotogrammetrico, prodotto dall'avvocato Finocchito per conto del comune, alla data del 1998 sarebbe risultata l'esistenza, sull'area in questione, esclusivamente di una piccola struttura precaria che mai avrebbe potuto essere trasformata legittimamente in una di quelle rilevate in sede di sopralluogo.

Oltre alla soddisfazione del responso, l'avvocato Finocchito fa notare che tale decisione ha una valenza che trascende il caso specifico esaminato, in quanto accade di frequente che proprietari di terreni extraurbani tentino di legittimare strutture di più recente costruzione tramite "autocertificazioni", con cui gli stessi ne attesterebbero l'edificazione in epoca antecedente al 1967; autocertificazioni che a questo punto, in base all'interpretazione del Tar, non sono idonee a fornire la prova più a carico del privato.

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