Cronaca

Tensione alle stelle nel 118, operatori occupano l'Asl

La protesta dei 47 lavoratori licenziati era iniziata in mattinata presso la direzione sanitaria della Asl, ma ora è occupazione. Dai vertici della Asl per ora nessuna risposta sulle internalizzazioni

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LECCE - La protesta dei lavoratori del 118, 47 persone che a partire da luglio si troveranno senza lavoro, era cominciata con un sit in bonario in attesa di un incontro con i vertici della Asl che potesse chiarire il loro destino lavorativo. Le rivendicazioni degli operatori erano chiare sin dall'inizio: internalizzare i servizi del 118, con l'assunzione diretta di tutti nella Sanitaservice, in modo da mettere la parola fine al sistema precario degli appalti, prossimi alla scadenza.

Ma già in serata la situazione è precipitata fino a trasformarsi in occupazione permanente. "Il commissario straordinario Paola Ciannamea non si è espresso in merito alle internalizzazioni ma ha parlato solo di una generica proroga degli appalti per altri due mesi al massimo", raccontano i lavoratori che si apprestano a passare la notte nello stabile di via Miglietta, in un clima di tensione generale ormai arrivato alle stelle.

Stando alle ultime notizie, quindi, il rischio che le postazioni del 118 dei comuni di Gallipoli, Casarano, Scorrano, Otranto e Ugento (già sotto pressione per il carico di lavoro nella stagione estiva) dal primo luglio possano avvicinarsi al collasso, a causa del licenziamento di 47 autisti e soccorritori, diventa sempre più concreto.

E' questione di tre giorni, infatti, e poi scadrà l'appalto per la gestione dei servizi di emergenza che la Asl di Lecce ha affidato alle due ditte Ikebana srl e Meneleo servizi. Così i dipendenti a rischio mobilità, e senza nemmeno il supporto della cassa integrazione, non rimane che un'unica soluzione: l'assunzione diretta presso la società in house della Asl di Lecce.

"Non c'è nulla che vieti alla Asl di Lecce di procedere con le internalizzazioni di questi lavoratori, così come già avvenuto per i colleghi del servizio di pulizia, ausiliariato e portierato - spiega Salvatore Caricato, segretario regionale Usb-Rdb - anzi, il primo punto dello statuto delle società in house pugliesi prevede proprio la gestione diretta dei servizi di cura alla persona ed emergenza del 118".

Gli operatori stessi definiscono "inaccettabile" il loro licenziamento, soprattutto in relazione alla cronica carenza del personale del 188, perennemente a rischio di collasso nonostante il suo ruolo fondamentale per la salute pubblica. Ed anche le cifre sembrano essere dalla loro parte: conti alla mano, il sindacato ha stabilito, infatti, che le internalizzazioni portebbero un risparmio per la Asl di Lecce di circa 2 mila euro.

"Assumendo direttamente, la Sanitaservice arriverebbe a spendere 8 mila euro -continua Caricato - ma, a fronte dell'aumento di 10 mila euro richiesto dalle ditte esterne per il rinnovo degli appalti, il vantaggio economico delle internalizzazioni risulta evidente".


Sul piatto della bilancia delle rivendicazioni, non mancano neppure le denunce di condizioni lavorative ai limiti dell'umano: "lavoriamo da sempre in condizioni precarie e senza rispetto della turnistica, costretti spesso a saltare il giorno di riposo che ci spetta dopo una nottata trascorsa sulle ambulanze, per sostituire i colleghi e per far fronte alle continue emergenze", spiegano. E poi ci sono gli stipendi che non arrivano mai quando dovrebbero, le divise che sono state sostituite solo due volte in otto anni e persino i corsi di formazione professionali pagati dai dipendenti stessi. "Salvo poi consegnare le ricevute ai responsabili delle due ditte, perché si potessero scaricare l'Iva del 20 per cento".

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