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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca Gallipoli

Tentata estorsione da 50mila euro all’avvocato, l'arrestato lascia il carcere per i domiciliari

Il tribunale del Riesame ha accolto la richiesta dei legali del 44enne gallipolino accusato di aver minacciato e vessato il professionista incaricato di curare il risarcimento per un incidente stradale. Ecco la versione della difesa

GALLIPOLI - Dopo circa venti giorni trascorsi in carcere, è tornato a casa Marco Della Rocca, il 44enne gallipolino accusato di aver tentato di estorcere 50mila euro al suo avvocato (qui, la notizia dell'arresto).
Nelle scorse ore, il tribunale del Riesame (composto dalla presidente Annalisa De Benedictis, e dalle colleghe Valeria Fedele e Giovanna Piazzalunga) gli ha concesso i domiciliari, accogliendo così l’istanza dei difensori, gli avvocati Umberto Leo e Giuseppe Presicce.
In particolare i legali, in una certosina memoria, avevano ricostruito i fatti, per dimostrare che, anche in presenza di gravi indizi di colpevolezza, la misura cautelare più adeguata sarebbe comunque quella della detenzione domiciliare.
La difesa ha prodotto una serie di scambi di messaggi per confortare la versione già resa in sede di interrogatorio di garanzia da Della Rocca, e cioè che all’origine della vicenda vi fosse il mancato rispetto da parte della presunta vittima della promessa, fatta al momento del conferimento dell'incarico, di fargli ottenere il risarcimento (per equivalente), per una somma non inferiore a 50mila euro, dalla compagnia assicuratrice di controparte, a seguito di un incidente stradale, in cui era rimasta coinvolta la donna alla quale è legato. Così, quando Della Rocca apprese che il ristoro finale sarebbe stato invece di 15mila euro, si sarebbe sentito ingannato, tanto da rivolgersi a un altro professionista affinché curasse gli interessi risarcitori e verificasse anche l’esattezza dell’operato del suo ex avvocato.
Nella memoria si fa riferimento a condotte dubbie da parte di quest’ultimo che lasciano sospettare come la denuncia alle forze di polizia sia stata solo strumentale, un modo per “proteggersi” dalle azioni giudiziarie paventate dall’indagato nei suoi riguardi. L’episodio “scatenante”, secondo le valutazioni della difesa, sarebbe avvenuto il 17 luglio scorso, quando il legale avrebbe raggiunto il padre di Della Rocca, spalleggiato da un pluripregiudicato. 
“E’ innegabile che, nel caso in esame, l’interruzione del presunto progetto illecito sia dipesa unicamente da un’autonoma e volontaria decisione dell’indagato, il quale non soltanto non ha inteso proseguire l’opera di pressione finalizzata ad ottenere la (ritenuta indebita) dazione della somma pretesa a titolo risarcitorio, ma ha altresì ritenuto di affidare prontamente incarico ad altro patrocinatore per la gestione della pratica di sinistro della di lui compagna, al contempo valutando l’opportunità di promuovere idonea azione di responsabilità professionale nei confronti della persona offesa, rea di averlo preso in giro e “gabbato”, nonché di essersi fatta “spalleggiare” da personaggi ruotanti nel circuito della malavita locale!
È, pertanto, più logico e più confacente al nostro buon diritto sussumere il comportamento dell’indagato sotto l’ipotesi di uno sfogo, verbosamente acceso, inurbano, violento perfino, ma estemporaneo e non susseguito da ulteriori condotte diverse dall’essersi il Della Rocca rivolto ad altro procuratore legale”, scrivono i difensori.
Quanto alla personalità dell’indagato, gli avvocati Leo e Presicce avevano fatto luce su alcuni aspetti: non ha mai commesso reato di estorsione e non delinque più da almeno cinque anni; lavora regolarmente come operaio in una ditta a Gallipoli; è stato dichiarato “non socialmente pericoloso” nell’ordinanza emessa il 7 aprile del 2022 da magistrato del tribunale di Sorveglianza.


 

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