Cronaca

Tentata estorsione con grave ferimento, preso anche il quinto uomo

Giuseppe Calignano, 27enne, risponde "solo" delle pressioni a un imprenditore, ma non della sparatoria seguita a quei fatti

NARDO’ – Si chiama Giuseppe Calignano, ha 27 anni e con Gianni Calignano, il ferito, condivide oltre al cognome persino l’età, e la cittadinanza, quella neretina, sebbene i due non abbiano alcun rapporto di parentela. Non solo. Giuseppe e Gianni Calignano sono anche formalmente divisi da un’inchiesta che vede il primo, oggi, ennesimo indagato e il secondo vittima di un agguato in cui ha rischiato di morire, scaturito da una tentata estorsione.

Va subito chiarito che, se Giuseppe Calignano è il quinto elemento arrestato nell’ambito dell’inchiesta, egli, stando alle indagini portate avanti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, non è accusato rispetto ad altri anche del tentato omicidio di Gianni Calignano, ma “solo” della tentata estorsione a un imprenditore.  

Occorre ora riannodare i fili della storia, piuttosto complessa, per comprendere le dinamiche. L’arresto è stato eseguito nel primo pomeriggio di oggi da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo leccese insieme alla stazione dio Nardò. Giuseppe Calignano è accusato di essere il quinto complice del gruppo composto da Francesco e Giampiero Russo (padre e figlio, di Nardò), Angelo Caci e Rocco Falsaperla, questi ultimi siciliani di Gela, che nelle giornate del 14 e 16 maggio scorso, avrebbero messo in atto un violento tentativo di estorsione ai danni di un commerciante di Nardò.

calignano (1)-2La vicenda sfociò poi nel grave ferimento di Gianni Calignano, secondo le indagini da parte di Francesco Russo che, in concorso con Angelo Caci, in pieno centro e di giorno, avrebbe esploso un colpo di arma da fuoco colpendo la vittima al torace. L’inchiesta ha poi condotto anche al figlio di Russo e a Falsaperla e ora anche a Giuseppe Calignano. Quest’ultimo è stato raggiunto da un’ordinanza cautelare in carcere emessa dal gip di di Lecce, su richiesta del sostituto procuratore Stefania Mininni, in quanto ritenuto, come detto, coinvolto nel tentativo di estorsione (e non nella sparatoria).

Rintracciato nella zona litoranea di Serra Cicora, marina di Nardò, si trova ora in carcere. Gli investigatori dell’Arma ritengono completata l’attività d’indagine in merito ai fatti nella loro sostanza. Restano però ancora altri aspetti da approfondire. In primis, i reali rapporti esistenti tra salentini e siciliani.

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