Cronaca

Tentata estorsione, condannati l'avvocato e il cliente

Pierpaolo Personè, legale 42enne, e Alessandro Migliaccio, ex gestore di un'immobiliare, 48enne dovranno scontare 1 anno e 8 mesi ciascuno. La vicenda sullo sfondo di un'asta giudiziaria del 2005

Procura-80

LECCE - Lui si difende, sostiene di aver agito solo ed esclusivamente per conto del suo cliente dell'epoca. Il cliente, si difende a sua volta: a suo dire sarebbe stato messo in mezzo, in questa storia, proprio dal suo legale. Nessuno dei due, però, ha convinto i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce (presidente Giacomo Conte, a latere Francesca Mariano e Giovanni Gallo), ed entrambi, sono stati condannati ad un 1 anno e 8 mesi di reclusione. Si tratta di due neretini: Pierpaolo Personè, avvocato 42enne, e Alessandro Migliaccio, 48enne, all'epoca dei fatti gestore di un'agenzia immobiliare. Il pm d'udienza, Paola Guglielmi (l'inchiesta fu aperta dal pm Imerio Tramis) aveva invocato una pena più severa, di 3 anni ciascuno.

La storia è ambientata in quel mondo delle aste giudiziarie, sul quale di recente si è già abbattuta la scure della giustizia. Era il giugno del 2005, quando una donna di Nardò ed il padre parteciparono ad un'asta, intenzionati a riprendersi la loro abitazione, dopo aver sanato una difficile situazione economica che li aveva visti perdere quel bene tanto prezioso. Si posero dunque con determinazione e riuscirono a riconquistare l'immobile.

Come noto, al termine di un'asta, l'aggiudicazione è provvisoria per dieci giorni. Entro quell'arco temporale, altri acquirenti possono esercitare un aumento di un sesto dell'offerta. Sarebbe stato proprio in quel lasso di tempo che i due vennero in contatto con l'avvocato Personè. Questi, secondo le accuse, dopo aver partecipato all'asta pubblica per conto del suo cliente immobiliarista, senza però effettuare rialzi, avrebbe chiesto ai due di presentarsi nel suo studio, dove sarebbero andati più volte, ma "armati" di un registratore vocale. Fra le pareti dello studio, Personè avrebbe cercato, sempre secondo le accuse, di intimidire padre e figlia, raccomandandosi di versare una cifra fra i 6 ed i 7mila euro, onde evitare che il suo cliente, Migliaccio, si avvalesse della facoltà di incrementare di un sesto l'offerta.


Personè era difeso dall'avvocato Cosimo Perrone, Migliaccio dall'avvocato Lorenzo Rizzello. Padre e figlia erano rappresentati dagli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna.

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