Tentata estorsione poi sfociata in un agguato, in sei finiscono a giudizio

A luglio il processo nato dall'inchiesta sulla tentata estorsione a un imprenditore e sul tentato omicidio di Gianni Calignano

Il luogo dell'agguato.

LECCE – Sono sei le persone rinviate a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla tentata estorsione a un imprenditore e sul tentato omicidio di Gianni Calignano. Il gup Cinzia Vergine ha rinviato a giudizio, al termine dell’udienza preliminare, Rocco Falsaperla, 43 anni, e Angelo Caci, 47 anni (entrambi originari di Gela); Francesco Russo, 64 anni, di Nardò; il figlio Giampiero, 27 anni; Giuseppe Calignano, 27 anni di Nardò; ed Evilys Pimentel Roque, 44enne di origini cubane residente a Villa Convento. Il processo si aprirà il 5 luglio dinanzi ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce.

Caci, Falsaperla, i Russo e Calignano, tutti accusati di tentata estorsione, nelle giornate del 14 e 16 maggio 2016, avrebbero messo in atto un violento tentativo di estorsione ai danni di un commerciante di Nardò. La vittima avrebbe pagato a caro prezzo la presunta intromissione nella vicenda e il tentativo di “protezione” nei confronti dell’imprenditore. Francesco Russo, in concorso con Angelo Caci, in pieno centro e di giorno, avrebbe esploso un colpo di arma da fuoco colpendo la vittima al torace. I due sono accusati di tentato omicidio, mentre la donna di origine cubane è accusata di favoreggiamento.

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L’inchiesta, assai complessa sotto il profilo investigativo, si è sviluppata in più momenti, attraverso una serie di ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri del comando provinciale di Lecce che, tassello dopo tassello, hanno ricostruito un puzzle fatto di presunte estorsioni sfociate nel sangue. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Corleto, Luigi Corvaglia, Tommaso Valente, Francesca Conte e Davide Vitali.

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