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Lunedì, 27 Giugno 2022
Cronaca

Tentata truffa per 376mila e 500 euro alle Poste: in due rischiano il processo

A scoprire il raggiro, nel marzo del 2019, fu la direttrice della sede centrale di Lecce. Un 35enne spacciandosi per un giovane romano tentò di aprire un conto con assegni risultati fasulli. Ma non agì da solo

LECCE - Si è presentò presso la sede delle poste centrali di Lecce per aprire un conto da 376mila e 500 euro, ma il suo nervosismo, l’età riportata nella carta d’identità, e soprattutto il fatto che gli assegni presentati per l’incasso fossero stati emessi molto tempo prima, insospettirono la direttrice. Ed è così che il cliente che si spacciò per un 23enne di Ladispoli (in provincia di Roma) si ritrovò in Questura e pressato dalle domande dei poliziotti, davanti a tutti quei documenti risultati fasulli, si tolse la maschera. Era Stefano Martina, 35enne di Lecce.

Dopo l’episodio, avvenuto il 4 marzo del 2019, l’uomo finì sul registro degli indagati per una serie di reati: tentata truffa aggravata, fabbricazione o produzione di documenti falsi validi per l’espatrio, falsa dichiarazione a pubblici ufficiali sulla propria identità, sostituzione di persona.

Il suo telefonino finì ai raggi X degli investigatori ed ecco che, grazie agli accertamenti, fu accertato il coinvolgimento di altre persone nella vicenda. Solo una di queste, però, fu identificata. Si tratta di Pier Paolo Petrachi, leccese di 48 anni, che, stando all’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Massimiliano Carducci, avrebbe dato le indicazioni a Martina su come procedere, inviando prima sul suo telefonino la fototessera da incollare sul documento con le generalità fasulle, e durante un incontro in un bar nel centro di Lecce.

Il procedimento ora è arrivato alle battute finali: forte dei riscontri investigativi, il pm ha chiesto il processo per i due uomini e l’istanza avrebbe dovuto essere discussa in mattinata davanti alla giudice Laura Liguori. A causa di alcuni problemi di salute di uno degli imputati, però, l’udienza preliminare è stata rinviata al prossimo 5 luglio.

In quella circostanza, le persone offese, ossia la direttrice e il consulente di Poste, ritenuti vittime del tentato raggiro, potranno costituirsi parte civile. Come detto, fu proprio l’intuito della prima a far sfumare il colpo: dopo aver notato che i due assegni (uno da 250mila euro, l’altro da 126mila e 568 euro) erano stati emessi il 18 luglio del 2017, verificò la loro autenticità attraverso il servizio Unicredit, apprendendo così che entrambi erano già stati incassati e quindi erano falsi.

A difendere gli imputati ci penseranno gli avvocati Francesco Calabro e Andrea Starace.

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