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Venerdì, 19 Agosto 2022
Cronaca

Tentata truffa per 376mila e 500 euro alle Poste: in due finiscono a processo

Disposto oggi il rinvio a giudizio di un 35enne leccese che il 4 marzo del 2019 si presentò negli uffici della sede centrale a Lecce spacciandosi per un 23enne romano, e di un 49enne leccese, ritenuto suo complice

LECCE - Fu l’intuito della direttrice delle Poste centrali di Lecce a mandare in aria, il 4 marzo del 2019, una truffa da 376mila e 500 euro: insospettita dal nervosismo del cliente che si spacciò per un giovane di Ladispoli (in provincia di Roma), dall’età riportata nella carta d’identità (23 anni), e soprattutto dal fatto che gli assegni presentati per l’incasso fossero stati emessi molto tempo prima e risultavano già riscossi, allertò le forze dell’ordine.

Ora quell’uomo che in realtà era Stefano Martina, leccese di 35 anni, dovrà prepararsi al processo per tentata truffa aggravata, fabbricazione o produzione di documenti falsi validi per l’espatrio, falsa dichiarazione a pubblici ufficiali sulla propria identità, sostituzione di persona.

Insieme a lui, al banco degli imputati siederà anche l’individuo che, secondo le indagini, avrebbe dato le indicazioni al primo su come procedere, inviando prima sul suo telefonino la fototessera da incollare sul documento con le generalità fasulle, e durante un incontro in un bar nel centro di Lecce. Si tratta di Pier Paolo Petrachi, leccese di 49 anni.

A disporre il rinvio a giudizio di entrambi è stata questa mattina la giudice Laura Liguori, alla quale i difensori dei due imputati, Francesco Calabro e Andrea Starace, avevano chiesto il non luogo a procedere. La data del processo che dunque si discuterà col rito ordinario sarà fissata nelle prossime ore (a causa di un disguido tecnico).

Come detto, fu proprio la perspicacia della direttrice a far sfumare il colpo: dopo aver notato che i due assegni (uno da 250mila euro, l’altro da 126mila e 568 euro) erano stati emessi il 18 luglio del 2017, verificò la loro autenticità attraverso il servizio Unicredit, apprendendo così che entrambi erano già stati incassati e quindi erano falsi.

A fare il resto furono le indagini coordinate del pubblico ministero Massimiliano Carducci che, in particolare, attraverso le analisi svolte sul cellulare di Martina consentirono di risalire all’identità di uno dei presunti complici.

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