Ladri in casa, il segnale sul cellulare. Colti sul fatto: nella zuffa tre poliziotti feriti

Due georgiani in manette dopo fasi di grande concitazione. Un terzo è fuggito. Uno degli agenti ha subito fratture. Il parapiglia intorno alle 22 in via Costadura. Fondamentali le nuove tecnologie

Il kit dei ladri professionisti.

LECCE – Il dato è ufficioso, più una percezione, ma forse attendibile: i furti in appartamento, fenomeno fra i più detestabili, sarebbero in diminuzione. Di almeno il 50 per cento rispetto al recente passato.

L’ha riferito il vicequestore aggiunto Eliana Martella, dirigente dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico (Sezione volanti) nel corso di una conferenza stampa mattutina, in cui ha invitato in modo pressante i cittadini a dotarsi sempre più di sistemi di difesa passivi. Sono fra i migliori deterrenti in assoluto e variano da classici antifurti, fino alle più innovative tecnologie. Grazie proprio a un software collegato al cellulare di un cittadino leccese, ad esempio, questi è stato in grado, da fuori regione, dove si trovava per lavoro, a vedere in tempo reale i ladri all’interno del proprio appartamento, tramite collegamento con un sistema di videocamere installate in vari ambienti di casa, e a chiamare il 113.

Gli agenti sono così riusciti a bloccare due dei tre componenti di una banda specializzata, veri professionisti del settore. Si tratta di Vasil Kutchava, 33enne e Nodar Mumladze, 30enne, entrambi georgiani originari di Tblisi, ma domiciliati a Bari. Soggetti talmente noti in Puglia, per le loro malefatte, che annoverano, per dirne solo un paio, un decreto di espulsione dal territorio nazionale a firma del questore di Lecce (ma mai eseguito) e un processo in corso, tanto che in questi giorni è prevista un’udienza presso il Tribunale di Taranto.   

TRE AGENTI FERITI: UNO CON FRATTURE

I poliziotti sono stati tempestivi, nondimeno hanno avuto filo da torcere. I georgiani, colti sul fatto, non si sono arresi facilmente. Uno è riuscito a scappare, correndo a perdifiato, gli altri hanno lottato con ferocia e senza esclusione di colpi, specie un marcantonio alto quasi 2 metri.  Al termine di tutto, tre agenti hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche. Uno ha riportato una prognosi di dieci giorni per un trauma all’emicostato destro dovuto a una violenta gomitata, un altro addirittura venti per una frattura chiusa delle ossa del metacarpo e una frattura spiroidea intra-articolare di un dito della mano sinistra; al terzo è andata meglio, con cinque per escoriazioni polso destro e al volto e una contusione al ginocchio destro.

LA TELEFONATA E L’INTERVENTO IMMEDIATO

Tutto è iniziato ieri sera, verso le 22. I poliziotti si sono fiondati in direzione di un appartamento fra le vie Colonnello Costadura e Gabriele D’Annunzio, dopo la telefonata del proprietario di casa, messo in allerta dall’applicazione installata sul telefonino che gli ha permesso di visionare sul cellulare le immagini in diretta. Arrivate in zona le prime volanti, due agenti sono entrati nel palazzo e altrettanti sono rimasti fuori per bloccare eventuali vie di fuga.

Uno dei due poliziotti entrati nell’immobile, mentre stava svolgendo una ricognizione nel locale al pian terreno, che ha accesso al garage, ha notato due figure seminascoste dietro ai bidoni della raccolta differenziata. Questi sono collocati nel sottoscala davanti all’ascensore. Erano i ladri che, vistisi scoperti, hanno tentato la fuga.

Kutchava Vasil copia-3Uno dei due, Mumladze, ha lasciato cadere per terra un calzino nero, un berretto con visiera, un telefono cellulare e un orologio da uomo Omega con cinturino di pelle rotto. Il poliziotto ha bloccato entrambi i ladri, ma i due hanno posto resistenza, tanto da colpirlo violentemente sullo zigomo. Una fase molto concitata, in cui sono rotolati giù per le scale.

Nella colluttazione, uno dei malviventi è riuscito a scappare verso l’esterno, vanamente inseguito. S’è disperso fra le vie laterali, nella zona semicentrale a ridosso del Tribunale penale. Ma Mumladze è stato bloccato e perquisito. Nella tasca anteriore destra dei pantaloni aveva un piccolo cacciavite e nell’altra un paio di orecchini da donna in oro bianco, assicurati a un feltro, un bracciale d’oro giallo con pendente circolare. Al dito, invece, indossava un anello in oro bianco con varie pietre colorate e al polso un orologio da uomo Piliph Watch e un bracciale nero con placca in oro giallo. Presumibilmente, parte della refurtiva.

Gli agenti hanno deciso di estendere la perlustrazione anche agli appartamenti vicini, tanto più di aver sentito rumore di passi. Ed è così che si è arrivati a stanare il terzo complice: stava cercando di fuggire sulla rampa delle scale interne, verso i piani superiori. Ma ha trovato la porta del terrazzo chiusa.

Affacciandosi alla balaustra, uno degli agenti operatori ha notato la sagoma del soggetto. Correva verso l’ultimo piano. Era Kutchava. Messosi al suo inseguimento, il poliziotto s’è accorto che nel frattempo lo straniero aveva nascosto qualcosa all’interno di un vaso portaombrelli sul pianerottolo, continuando poi a correre verso il piano più alto e qui finendo in trappola. Invano s’è rannicchiato in un’intercapedine.

Mumiadze Nodar copia-3Recuperato il pacchetto nascosto, i poliziotti vi hanno trovato un altro paio di calzini da uomo, di cui uno simile a quello rinvenuto addosso a Mumladze, e usati con molta probabilità per coprire le dita per non rilasciare impronte digitali. Uno stratagemma curioso, più che altro usato per cercare di non destare troppi sospetti ai posti di controllo. Un conto è fermare qualcuno con guanti di lattice, un altro con calzini nelle tasche... 

Non solo. C’era anche un oggetto di plastica, flessibile, usato di solito dagli esperti del “settore” per far scattare lo scrocco delle serrature blindate e un borsellino contenente un kit di chiavi e grimaldelli per lo scasso e l’apertura delle serrature. Oggetti di ogni tipo, in grado di spalancare qualsiasi tipo di porta, grazie a misure diverse nella punta, e che si adattano al tipo di serratura, o persino per porte blindate: si usano con chiavi che consentono all’attrezzo di ruotare.

Condotto in strada verso l’auto, Kutchava all’improvviso, in un ultimo anelito di libertà, ha tentato di divincolarsi per fuggire, nonostante le manette ai polsi. Un agente ha rinsaldato la presa, ricevendo una violenta gomitata al petto. Kutchava è stato agevolato anche sua altezza non indifferente. Alla fine, con molta difficoltà e dopo altri strattoni, è stato introdotto in auto e perquisito. Aveva tre telefoni cellulari, due di marca Nokia e un Samsung.

Il proprietario dell’appartamento, intanto, via mail ha inviato alla centrale operativa alcuni fotogrammi ripresi dal sistema di sicurezza. In questo è ritratto uno degli autori del furto. La polizia spera, dalla visione, di poterlo riconoscere e arrestate in un secondo momento. Si tratterebbe proprio del fuggitivo. I due rispondono di furto aggravato in concorso, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, porto ingiustificato di oggetti atti allo scasso. Il proprietario di casa si riserva, una volta a Lecce, di fare un inventario più preciso per capire quali oggetti manchino all’appello.

LE BANDE DI GEORGIANI  

Sospeso a metà fra leggenda e chi sostiene sia tutto vero, spesso si torna a parlare del cosiddetto “codice degli zingari”, i segni distintivi che, secondo alcuni, sarebbero lasciati su diverse abitazioni come segnali per i complici dediti ai “furti d’appartamento”. Di sicuro, non è una bufala, invece, l’esistenza di bande specializzate di cittadini di nazionalità georgiana che sono domiciliati in baracche alla periferia di Bari. Folti gruppi che si spostano in tutta la Puglia e che spesso raggiungono anche Lecce e la sua provincia. Un vero e proprio fenomeno certificato ormai da anni. E non entrano solo nelle case, ma anche nelle attività commerciali.

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A fine settembre, quattro georgiani sono stati arrestati a Guagnano dai carabinieri: stavano rubando negli spogliatoi dell’Eurospin. Ai primi di aprile, altri due sono stati denunciati per furto di profumi nei magazzini Coin di Lecce. Nell’ottobre dello scorso anno, altri due ancora sono stati fermati contromano dentro Lecce da una volante. Avevano arnesi per lo scasso. E vi sarebbero ancora molti episodi da citare, ma basti ricordare che nel marzo del 2012 due specialisti, bloccati in precedenza sempre in un appartamento di Lecce, furono condannati.

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