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Cronaca Galatina

Tentato omicidio a Galatina, l’arrestato si difende: “Non era mio il coltello”

Si è tenuto oggi l’interrogatorio di garanzia di Rocco Indraccolo, il 46enne di Galatina finito in carcere con l’accusa di aver accoltellato, il 9 febbraio scorso, un compaesano per motivi passionali

GALATINA -Ha negato di essere stato lui a convocare in casa sua la vittima e ha negato anche la circostanza di averla ospitata con un coltello da cucina, lungo 14 centimetri, per poi colpirla due volte al fianco sinistro con l’intenzione di ucciderla.

Non è cambiata di una virgola la versione già resa davanti ai carabinieri da Rocco Indraccolo, 46enne di Galatina, in merito all’episodio avvenuto il 9 febbraio scorso, per il quale era inizialmente indagato a piede libero, ed è in carcere da due giorni con l’accusa di tentato omicidio nei riguardi di un compaesano di 54 anni.

Oggi l’uomo, alla presenza dell’avvocato difensore Mario Stefanizzi che lo assiste col collega Daniele Scala, si è presentato dinanzi alla giudice Silvia Saracino, firmataria dell’ordinanza di custodia cautelare, e ha cercato di dimostrare che non fu lui l’aggressore.

In particolare, l’indagato ha spiegato di aver trovato un messaggio sul telefonino della convivente inviato da un numero non salvato in rubrica e di aver telefonato a quel numero dall’utenza della donna per chiedere spiegazioni.

Dall’altra parte della cornetta, una voce gli avrebbe risposto così: “A casa stai? Vengo, preparati la tomba”.

Giunto così nella sua abitazione, il 54enne non avrebbe esitato a utilizzare il coltello contro di lui, sebbene un paio di fendenti sarebbero finiti prima su un tavolino di plastica posizionato all’ingresso. Sempre, stando a quanto riferito alla gip, durante la colluttazione, proseguita fuori dall’abitazione, Indraccolo sarebbe riuscito a bloccare il braccio della vittima ma il coltello, che era ancora nelle sue mani, sarebbe affondato per due volte, una delle quali in modo più lieve, nel fianco della stessa. Insomma, secondo la sua ricostruzione, le coltellate non furono volontarie e poiché il “rivale” sarebbe comunque riuscito ad alzarsi e ad andare via, l’indagato avrebbe sottovalutato l’entità delle ferite, non allertando né i soccorsi né i carabinieri.

Riguardo all’arma, ritrovata dal personale dell'Arma nel pneumatico della sua vettura ha specificato di averla nascosta, per paura. 

Nei prossimi giorni, la difesa proverà a ottenere un’attenuazione della misura cautelare.

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