Tentato omicidio alla 167, l’imputato: “Mi aggredì. Volevo solo difendermi”

Michael Signore, il 20enne leccese accusato di aver aggredito con un coltello e crivellato con colpi di arma da fuoco il concittadino Riccardo Savoia, di 37 anni, oggi si è difeso davanti al giudice

L'arrivo della polizia nella palazzina di via Machiavelli a Lecce

LECCE – Colpo di scena nel processo sulla brutale aggressione avvenuta l’8 maggio del 2018 sul terrazzo dell’abitazione al civico 3 di via Nicolò Machiavelli, nella zona 167 di Lecce.

Dopo mesi di silenzio, ha deciso di parlare Michael Signore, il 20enne leccese accusato di aver aggredito con un coltello e crivellato con colpi di arma da fuoco il concittadino Riccardo Savoia, di 37 anni.

Lo ha fatto oggi, per più di due ore, in videoconferenza dal carcere di Trani, dove è detenuto, davanti al giudice Giovanni Gallo, al pubblico ministero Maria Rosaria Micucci che ha indagato sul suo conto, e all’avvocato difensore Mariangela Calò.

La sua versione stride in più punti con quella resa dalla vittima che fu registrata attraverso le cimici collocate nella stanza dell’ospedale dove fu sottoposta a un delicato intervento chirurgico (uno dei proiettili si fermò a soli due millimetri dal cervello), e che, per ragioni sconosciute, ha preferito non costituirsi parte civile.

I fatti, secondo Signore, si sarebbero svolti così: Savoia gli avrebbe fatto pesare il ritardo con cui si presentò all’appuntamento fissato per vendergli della droga al punto da aggredirlo verbalmente, minacciandolo di lanciarlo dal balcone, e fisicamente, scaraventandolo per terra; durante la colluttazione, temendo per la sua incolumità, anche in considerazione della notevole prestanza fisica del “rivale”, prese la pistola che aveva nascosto sul terrazzo perché svolgendo attività di spaccio temeva una perquisizione; premette il grilletto una volta e lo ferì alla gamba, poi, non avendo mai usato un’arma in vita sua, avrebbe perso il controllo e sarebbero partiti più colpi in varie direzioni; lasciò la vittima a terra, ma cosciente e rincasò per poi ritornare nuovamente sul terrazzo, stavolta disarmato, ma con in tasca un coltellino che ha conficcato nella sua gola, dopo aver perso i lumi per essere stato nuovamente aggredito; solo a questo punto, vedendo tutto quel sangue, si rese conto della gravità della situazione, e allertò il 118.

Signore ha inoltre precisato che il coltello usato non è quello sequestrato dai poliziotti.

Insomma, stando al suo racconto, non aveva alcuna intenzione di uccidere una persona che gli era stata amica fino al giorno prima e che, semmai avesse voluto commettere un omicidio, non l’avrebbe mai organizzato sul terrazzo di casa sua né chiamato i soccorsi.  

A Signore, oltre al reato di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione, sono contestate anche la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, perché durante la perquisizione domiciliare, i poliziotti trovarono 139 grammi di cocaina, dai quali si sarebbero potute ricavare più di 790 dosi, e l’accusa di rapina, perché dopo l’aggressione, il 20enne si sarebbe impossessato di alcuni oggetti del malcapitato (il borsellino con all’interno 200 euro, l’orologio, gli occhiali da sole e l’Iphone X). Su quest’ultimo punto, oggi l’imputato ha dichiarato che fu Savoia a perderli durante la colluttazione.

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Nella prossima udienza, il 3 luglio, la parola passerà al pubblico ministero, poi al difensore e infine, al giudice che emetterà il verdetto.

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