Tentato omicidio Caracciolo, condannati a quasi mezzo secolo di carcere i cinque imputati

Sono cinque le condanne inflitte dai giudice della prima sezione penale di Lecce per il tentato omicidio di Marco Caracciolo, il 27enne raggiunto all'addome da quattro colpi di pistola, in piazza San Demetrio, all'esterno del bar "L'Elix" di Galatone, il 28 ottobre del 2012

Il luogo del tentato omicidio.

LECCE – Sono cinque le condanne inflitte dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce per il tentato omicidio di Marco Caracciolo, il 27enne raggiunto all'addome da quattro colpi di pistola, in piazza San Demetrio, all'esterno del bar "L'Elix" di Galatone, il 28 ottobre del 2012. Dodici anni per Giuseppe Marzano, 48enne; e il figlio Mattia Marzano, il 22enne originario di Galatone, ritenuto il responsabile del ferimento; 8 anni e quattro mesi per Antonio Patera, detto “Gregorio” di 41 anni, e Fabio Lanzillotto, di 29, tutti originari di Nardò, ma residenti a Galatone; accusati di concorso in tentato omicidio. Nove anni, invece, per Antimo Marzano. Condanne che si discostano assai poco dalle richieste formulate dal pubblico ministero Massimiliano Carducci.

I guai, per gli imputati, cominciarono una domenica d’autunno, in piazza San Demetrio, nella cittadina di residenza del gruppo. Scoppiò una rissa davanti al bar del centro, “L’Elix”, gestito da Giuseppe Marzano, per futili motivi. Caracciolo, a seguito di quell’acceso diverbio, fu raggiunto da tre colpi di pistola  semiautomatica calibro 7,65 all’addome, nei paraggi di via Vittorio Emanuele III, poco distante, che lo lasciarono esanime sull’asfalto.

Fu lì che il giovane riuscì a trascinarsi, nonostante le gravi lesioni che gli costarono il trasporto d'urgenza da parte dei sanitari del 118: prima presso l'ospedale "Santa Caterina Novella" di Galatina, poi al "Vito Fazzi", dove fu sottoposto ad un delicato intervento chirurgico L’arma, fortunatamente, si inceppò prima che potesse essere esploso il quarto colpo che si sarebbe rivelato fatale. Soltanto grazie ad una folle corsa in ospedale la vittima dell’agguato riuscì a mettersi in salvo.

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Poche ore dopo il grave episodio di sangue, i militari fermarono Mattia Marzano, 22enne figlio del titolare della caffetteria, reo confesso ed esecutore materiale (fu lui a consegnare la pistola, spontaneamente, ai militari). Le indagini condotte dai carabinieri della compagnia della Città Bella hanno permesso di stabilire, grazie all’analisi dell’impianto di videosorveglianza posto in una via vicina, e grazie alle dichiarazioni di alcuni individui presenti al momento dell’episodio, l’addebito delle responsabilità nel tentato omicidio. 

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