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Tentato omicidio di Calignano: investigatori battono la pista dell'estorsione

Procedono a ritmi serrati le indagini su chi ha sparato un colpo di pistola contro il 27enne nel centro di Nardò. Riflettori su cinque uomini

LECCE - E' vicina la svolta sul tentato omicidio di Gianni Calignano, il 27enne neretino che lunedì scorso è stato raggiunto da un colpo di pistola al torace e che ora è ricoverato al “Vito Fazzi” di Lecce. La pista battuta dagli inquirenti è che al giovane, volto noto alle forze dell'ordine, sia stato teso un agguato in pieno giorno per aver offerto protezione a una vittima di estorsione.

Le indagini, svolte dal pubblico ministero Stefania Mininni con i carabinieri di Nardo, delle compagnia di Gallipoli e con i colleghi del nucleo investigativo di Lecce, hanno puntato i riflettori su cinque uomini, tre dei quali, già stati iscritti sul registro degli indagati, si sono dati “uccel di bosco”: Francesco Russo, 64 anni, di Nardò, molto conosciuto per via dei suoi trascorsi giudiziari, il figlio Giampiero e un loro conoscente di origini siciliane. L'accusa ipotizzata è di tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose, perché l'intenzione di “eliminare” Calignano sarebbe maturata in un contesto di criminalità organizzata.

Intanto, ieri mattina, gli uomini dell'Arma hanno sequestrato in casa dei Russo due station wagon, una delle quali sarebbe stata utilizzata proprio per sparare contro il 27enne. Questi è stato soccorso dall'amico Antonio Duma, di 55 anni, che qualche ora dopo averlo accompagnato in ospedale, è finito in carcere per la detenzione finalizzata allo spaccio di circa 200 grammi di cocaina.

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