“Non tentò di uccidere la ex fidanzata”, assolto un 22enne di Tricase

Dopo quattro mesi di domiciliari, il ragazzo è tornato in libertà. Il verdetto emesso oggi nel processo “abbreviato” è stato di una condanna a 8 mesi, ma solo per danneggiamento e lesioni

LECCE - Ha trascorso quattro mesi ai domiciliari con l’accusa di aver tentato di uccidere la ex fidanzata perché non accettava la fine della relazione. Ma l’accusa è caduta nel processo che si è discusso oggi dinanzi al gup (giudice per l’udienza preliminare) Carlo Cazzella. Il verdetto nei riguardi di S.C., 22enne di Tricase, è stato di assoluzione “perché il fatto non sussiste” e di una condanna a 8 mesi di reclusione (col beneficio della pena sospesa) per il danneggiamento della finestra della stanza della ragazza (parte civile al processo con l’avvocato Roberta Formoso) e per lesioni.

Attraverso il difensore, l’avvocato Fabio Ruberto, il giovane imputato, per il quale la pubblica accusa aveva invocato tre anni e quattro mesi, è riuscito a dimostrare l’estraneità all’accusa più grave e a riprendersi la libertà che gli era stata negata lo scorso agosto, quando i carabinieri della compagnia di Tricase bussarono alla sua porta per notificargli l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip (giudice per le indagini preliminari) Vincenzo Brancato.

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La misura fu disposta al termine di indagini avviate lo scorso 30 aprile, secondo le quali il 22enne, quel giorno, avrebbe minacciato la ex, che l’aveva lasciato, di darle fuoco se non fosse ritornata sui suoi passi; il giovane, dalle parole sarebbe passato ai fatti, versando della benzina sulle gambe della malcapitata che però riuscì a scappare. S.C. avrebbe poi versato la parte restante del liquido infiammabile contenuto in una bottiglietta sulla finestra della camera da letto della giovane, per poi far partire il rogo. Queste le accuse. Ma il processo ha stabilito un’altra verità, riconoscendo l’imputato responsabile solo di aver danneggiato un infisso e di lesioni.

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