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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca Surbo

Tentato sequestro, i filmati non evidenziano nulla e la ragazzina cede: era tutta un'invenzione

S'è risolta in una bolla la segnalazione di ieri a Surbo per l'ennesimo caso di tentativo di rapimento di una minore. Tutto frutto della fantasia, come si era già intuito da alcuni dettagli inverosimili, quali un appariscente furgone giallo e mascherine da sanitario in volto dei fantomatici malviventi

SURBO – Ha resistito per un po’ cercando di portare avanti stoicamente la sua tesi, la ragazzina di 11 anni che ieri pomeriggio, con un racconto molto inquietante ma che da subito era apparso ai carabinieri denso di elementi surreali, aveva fatto tremare un’intera cittadina, per il presunto (anzi, a questo punto, inesistente) arrivo nel cuore di Surbo di un gruppo di malintenzionati della peggior risma, decisi a rapire bambini.

Il contemporaneo invio di messaggi usando i principali social (soprattutto Whatsapp) da parte di persone evidentemente vicine alla famiglia, anche se non appartenenti allo stretto nucleo, ha poi fatto sì che la storia si diffondesse in modo virale. Nel giro di poche ore, in buona parte del Leccese e forse anche oltre, si erano diffusi dettagli su di un “furgone giallo” ricercato da “carabinieri, finanza e polizia”, che dopo un “tentativo di rapimento a Surbo” si era dileguato lungo “la strada di Torre Chianca”.     

Tutto falso. Per fortuna. Quando la voce di quel presunto rapimento è giunta ai carabinieri della stazione locale, in breve hanno ricostruito l’intera catena, arrivando proprio a lei; a chi, cioè, aveva diffuso la voce, riguardante un tentativo di approccio avvenuto nei pressi dell’ufficio postale di piazza Aldo Moro. La bimba ha confidato l’agghiacciante storia a un’amica, che subito ne ha riferito ai parenti adulti. Da lì, insomma, in breve è nata la frittata.

I militari hanno capito subito chi fosse la presunta vittima e dopo le prime conferme da parte sua di quanto già narrato ad altri, insieme alla mamma è stata convocata in caserma per essere ascoltata in maniera più approfondita. 

Di fatto, s’è aperta una vera e propria indagine che, pur nei leciti dubbi, non dovendo lasciare nulla d’intentato, ha fatto partire anche un’annotazione di ricerca che ha interessato tutte le forze dell’ordine per un non meglio specificato furgone giallo con due o tre persone a bordo che avevano i volti coperti da mascherine simili a quelle usate da personale sanitario in sala operatoria. In tutto questo, cioè poco dopo che s'è messa in piedi la macchina investigativa, sono iniziati a circolare anche i messaggi sui social. Un aspetto, quest'ultimo, sul quale i carabinieri intendono fare chiarezza.

Tant'è. Proprio quei dettagli inverosimili hanno subito fatto credere che potesse trattarsi di pura fantasia. Il furgone giallo è sembrato un mezzo di trasporto fin troppo appariscente per mettere a segno un’operazione criminale di tale portata. Le mascherine da sanitario, poi, un elemento in cui più di qualcuno ha ravvisato i reali segni di una fervida capacità inventiva.

Ad esempio, nell’immaginario collettivo l’idea dei rapimenti di bambini (o essere umani in genere, non necessariamente minorenni) è spessa associata al turpe mercato illegale degli organi. E c’è da dire anche che proprio in questi giorni, con la diffusione di notizie sull’estensione del virus Ebola, proprio le mascherine usate per evitare il contatto con i malati, appaiono costantemente inquadrate su reti televisive e giornali nazionali, alimentando di certo suggestioni e ansie.

Dulcis in fundo, come ben noto nelle ultime settimane si sono diffusi a macchia d’olio altri casi di presunti tentativi di sequestri di minori nel Salento, spesso proprio con furgoni (anche se di colori di volta in volta diversi), sui quali si sono aperte indagini, pur con tutte le dovute cautele per arginare facili allarmismi. Per non parlare dei tanti messaggi senza riscontro oggettivo, come sempre postati sui social, che hanno preceduto o hanno fatto seguito a denunce presentate nel frattempo presso le stazioni dei carabinieri da genitori spaventati.

Nel caso di ieri, c’è da aggiungere che la stessa madre ha fin da subito esitato nel credere ciecamente nel racconto della figlia. La quale, però, per almeno un po’ di tempo, e fino a tarda ora, ha continuato a confermare ai carabinieri quanto accaduto, sebbene in maniera sempre meno convincente.

I militari, d’altro canto, avevano un’arma a loro vantaggio: diversi filmati di videocamere di sorveglianza disseminate dentro Surbo, lungo l’ipotetico percorso compiuto dai fantomatici rapitori. Senza passarli nemmeno al setaccio tutti, già dopo la visione dei primi, si è sottolineata l’inesistenza totale di quanto segnalato. Circostanza che è stata chiaramente fatta presente alla piccola. E alla fine, di fronte all’evidenza, in quello che si definisce nel gergo investigativo un riscontro incrociato, ha ceduto: “Mi sono inventata tutto”.

Questa è la prima delle tante storie fino ad oggi emerse nelle cronache in cui si abbia certezza assoluta del falso. Una storia che merita di essere raccontata, anche perché serva da monito soprattutto a quanti in questi giorni stanno diffondendo, senza alcuna certezza, pur in tanti casi nella massima buona fede, messaggi destabilizzanti e che fanno leva su paure inconsce.

I social svolgono un ruolo fondamentale, in tutto questo, perché in pochi secondi raggiungono un numero indefinito di persone (spesso proprio ragazzini), non tutte, però, in grado di filtrare sempre adeguatamente le voci che circolano e di discernere elementi fantastici da quelli che si possono ritenere verosimili. E il problema è che molti non si rendono nemmeno conto che, in qualche caso, si potrebbe essere prossimi al rischio di una denuncia per procurato allarme. 

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