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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Tentato omicidio / Acquarica del Capo

“Tentò di ammazzare l’ex marito della compagna”: 35enne condannato a otto anni

Emesso il verdetto nei riguardi di Antonio Basile per l’episodio avvenuto il 27 novembre del 2020, a Presicce-Acquarica: investì un vigile del fuoco, e poi lo aggredì con una roncola

PRESICCE/ACQUARICA – La giustizia non gli restituirà una vita normale, ma gli ha dato il coraggio di andare avanti nonostante tutto, ora che l’uomo che lo investì di proposito provocandogli la perdita di una gamba, è stato riconosciuto responsabile dell’accusa di tentato omicidio e per questo, condannato a otto anni di reclusione. E’ soddisfatto il vigile del fuoco, di 38 anni, in servizio al Comando di Lecce, per il verdetto emesso oggi dalla giudice Simona Panzera nei riguardi del suo aggressore, Antonio Basile, operaio di 35 anni, residente a Ugento ma domiciliato a Presicce-Acquarica, compagno della sua ex moglie.

L’aggressione, avvenuta il 27 novembre del 2020, a Presicce-Acquarica, sarebbe proseguita fino alla morte, se non fosse stato per un passante che ebbe la prontezza di intervenire e di bloccare il 35enne che investì la vittima per poi colpirla, quando era oramai a terra “imprigionata” tra due mezzi, prima con il calcio di una pistola, poi con una roncola. Ha raccontato questo il processo discusso col rito abbreviato che ha consentito all’imputato, assistito dagli avvocati Luigi Rella e Francesco Stocco, di beneficiare dello sconto di un terzo della pena.

La sentenza è stata emessa in linea alla richiesta della sostituta procuratrice Rosaria Petroli, titolare dell’inchiesta in cui inizialmente fu ipotizzato il reato di lesioni, poi modificato nel corso delle indagini, dal giudice Marcello Rizzo, in quello di tentato omicidio.

La giudice Panzera ha inoltre disposto un immediato risarcimento del danno alla vittima e ai suoi genitori, parte civile al processo con gli avvocati Vito Faiulo e Annarita Mancarella, mentre il resto dovrà essere quantificato e liquidato in separata sede.

Subito dopo l’investimento che costò al malcapitato l’amputazione dell’arto inferiore destro, e ferite al cranio e all’orecchio, Basile finì ai domiciliari e durante l’interrogatorio di convalida, si difese, raccontando di aver agito in quel modo solo dopo aver visto l’uomo che, a suo dire, avrebbe tormentato per anni la donna con cui aveva una relazione, sbraitare con le mani alzate contro lo zio e il padre, ritenendolo pericoloso e violento, perché sapeva fosse in possesso di un’arma. Una pistola, in effetti, fu trovata dai carabinieri sul luogo del delitto, ma risultò essere una scacciacani che, secondo quanto riscontrato in seguito dagli inquirenti, sarebbe stata utilizzata proprio da Basile.

Non appena saranno depositate le motivazioni, la difesa valuterà il ricorso in appello.

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