Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Tentò di strangolare la moglie, poi sferrò un pugno contro la figlia: condannato un 76enne

Inflitto un anno e quattro mesi di reclusione per lesioni a un anziano di Vernole, finito al banco degli imputati per l’aggressione avvenuta in casa il 12 dicembre del 2019. Assolto dal reato di maltrattamenti

VERNOLE - Spinse sul divano la moglie e tentò di strangolarla, poi lanciò un oggetto in ceramica contro la figlia che, intervenuta per proteggere la madre, a sua volta fu aggredita con un pugno all’occhio sinistro. Non solo. Quando le due donne riuscirono a divincolarsi, mentre cercavano riparo in un’altra stanza, furono inseguite e minacciate con un attrezzo da giardino e la figlia fu nuovamente colpita, stavolta, alle spalle con un ombrello. E’ quanto ha raccontato il processo discusso col rito abbreviato che vedeva imputato un 76enne di Vernole (oggi ai domiciliari in una struttura), terminato con la sua condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.

Il verdetto è stato emesso dal giudice per l’udienza preliminare (gup) Cinzia Vergine e ha riconosciuto l’uomo responsabile del reato di lesioni, ma non di quello di maltrattamenti in famiglia (dal quale è stato assolto con formula “perché il fatto non sussiste”) che pure gli veniva contestato dall’accusa. Il pubblico ministero Luigi Mastroniani aveva infatti chiesto una pena più alta a due anni e mezzo di reclusione.

La sentenza (il termine preso dal gup per le motivazioni è di novanta giorni) ha riconosciuto il risarcimento del danno in separata sede alle vittime che si erano costituite parte civile con l’avvocato Carlo Caracuta.

A causa dell’aggressione subita il 12 dicembre del 2019, madre e figlia furono costrette a ricorrere alle cure mediche in ospedale e riportarono lesioni che i sanitari valutarono guaribili, per l’una in sette giorni, per l’altra in quindici. Per questo episodio, il padre e marito violento fu arrestato dai carabinieri della stazione di Vernole e, successivamente, fu destinatario del decreto di giudizio emesso dal giudice Giovanni Gallo, su richiesta del sostituto procuratore Giovanna Cannarile (titolare delle indagini), in seguito al quale l’imputato chiese e ottenne di poter essere processato col rito speciale, grazie al quale ha così ottenuto lo sconto di un terzo della pena.

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