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Cronaca Nardò

Tentò di strangolarla con un filo elettrico: condannato a cinque anni

Emesso nei giorni scorsi il verdetto, al termine el processo discusso col rito abbreviato, per un 35enne di Nardò accusato di estorsione, maltrattamenti, lesioni e danneggiamenti. Dopo sei mesi di carcere, ora è ai domiciliari col braccialetto elettronico

NARDO' - L’avrebbe costretta a consegnargli somme di denaro finalizzate all’acquisto di droga, e spesso sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, l’avrebbe costretta a eseguire i suoi ordini, come quello di preparare casa per gli ospiti, altrimenti avrebbe provato a strangolarla con un cavo elettrico o l’avrebbe picchiata e minacciata di morte con qualsiasi oggetto avesse sotto tiro, come un ferro da stiro o uno stendiabiti, o gettandole addosso secchiate d’acqua ghiacciata. E dalle intimidazioni, non avrebbe risparmiato neppure i genitori.

Gravi le accuse – estorsione e tentata estorsione, maltrattamenti, lesioni, stalking, danneggiamenti - che nell'ottobre del 2023 determinarono l’arresto in carcere di un 35enne di Nardò, per il quale nei giorni scorsi è stato emesso un verdetto di condanna a cinque anni di reclusione.

La sentenza è stata emessa, al termine del processo discusso col rito abbreviato, dalla giudice del tribunale di Lecce Silvia Saracino, a fronte di una richiesta di poco più alta (5 anni e 4 mesi) invocata dalla sostituta procuratrice Maria Grazia Anastasia.

Nonostante la ferma opposizione di quest’ultima, è stata concessa la sostituzione della misura cautelare con quella dei domiciliari con braccialetto elettronico, sollecitata dall’avvocato difensore Andrea Bianco.

Il dispositivo (le cui motivazioni saranno depositate entro trenta giorni) contiene anche il risarcimento del danno in separata sede alla vittima e ai suoi genitori, parti civili con l’avvocata Immacolata Letizia di Mattina.

L'inchiesta: dai ripetuti soprusi all'arresto

Sono numerosi gli episodi di violenza raccontati dall’inchiesta. In un’occasione, per esempio, l’imputato avrebbe preteso dalla donna di gettarsi in un cespuglio di rovi come prova d’amore, e al suo rifiuto, l’avrebbe spinta tra le spine; in un’altra, l’avrebbe aggredita con un morso e con calci alla schiena e inseguita  in un parcheggio sol perché  aveva manifestato ambizioni di studio e lavorative; avrebbe controllato le sue chat e l’avrebbe avvertita, nel caso in cui l’avesse denunciato, di sfigurarla con l’acido e di pubblicare sul web immagini e foto intime. Per garantirsi l’impunità, dopo aver ottenuto somme di denaro, l’avrebbe picchiata.

Dopo la fine della relazione, le intimidazioni sarebbero proseguite, anche attraverso messaggi quotidiani in cui la invitava ad abbassare la testa quando lo incontrava, a sparire da Nardò dove comandava lui. E proprio per timore di ritorsioni, la malcapitata avrebbe effettuato due bonifici, uno di 700/800 euro, l’altro di 350 euro.

L’ultimo episodio risale alla notte del 14 ottobre del 2023, quando il 35enne si introdusse scavalcando un muro di cinta nella residenza della ex e dei suoi genitori: prese a pugni e schiaffi alla testa e al volto la prima (provocandole lesioni che furono giudicate guaribili in venti giorni) e minacciando di dare fuoco all’abitazione e al nucleo familiare, avrebbe preteso dal padre la consegna della vettura, un’Audi A1, di cui avrebbe danneggiato il lunotto posteriore  con una serie di pugni. L’uomo non riuscì a impossessarsi del mezzo grazie all’intervento dei carabinieri che lo ammanettarono.

Raggiunto dal decreto di giudizio immediato, tramite il suo difensore, l'imputato ha ottenuto di essere giudicato col rito abbreviato che gli ha consentito di beneficiare dello sconto di un terzo della pena.

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