Cronaca

Tentò il "cavallo di ritorno" dopo il furto dell'auto, dopo l'arresto arriva la condanna

"Operazione Lampo", l'avevano ribattezzata i carabinieri della compagnia di Maglie dopo averlo arrestato. E celere è stato anche il corso della giustizia, poiché dopo soli sei mesi per Giovanni Maria Marra, 44enne di Copertino, è arrivata una condanna a 4 anni e due mesi per tentata estorsione

LECCE – “Operazione Lampo”, l’avevano ribattezzata i carabinieri della compagnia di Maglie dopo averlo arrestato. E celere è stato anche il corso della giustizia, poiché dopo soli sei mesi per Giovanni Maria Marra, 44enne di Copertino, è arrivata una condanna a 4 anni e due mesi per tentata estorsione, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. La sentenza è stata emessa da gup Carlo Cazzella al termine del giudizio con rito abbreviato.

A marzo scorso i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Maglie, sotto il coordinamento del capitano Luigi Scalingi e del tenente Rolando Giusti, smascherarono il classico “cavallo di ritorno”, quello che in gergo si definisce il furto di un oggetto di valore (di solito un’auto, proprio come in questo caso) seguito da una richiesta di denaro perché il proprietario ne ritorni in possesso.

Di fatto, una vera e propria estorsione, e anche particolarmente sgradevole e fastidiosa per chi ne è vittima, considerato il metodo. Tra l’altro, un reato che raramente viene denunciato. Le vittime spesso e volentieri preferiscono pagare per riottenere il bene, ma così facendo non permettono alla macchina investigativa di avviarsi per tempo, consentendo ai malfattori di continuare ad agire impuniti, infilando nelle tasche gruzzoli di tutto rispetto.

Tutto ha avuto inizio il 26 marzo, quando, verso le 10 di mattina, nel pieno centro di Scorrano è stata rubata una Fiat Panda di colore bianco. Un carabiniere in congedo l’aveva lasciata per pochi istanti con le chiavi inserite. Il tempo di entrare in un negozio, svolgere una commissione e tornare a casa.

Giovanni Maria Marra-2-2-2Appena due ore dopo, e persino prima ancora che la vittima si recasse in caserma a sporgere denuncia, giunse una telefonata in casa del derubato e di sua moglie. Voce ferma e sicura, tono freddo e indisponente: “Se rivolete la macchina, dovete darci 2mila euro”. Il carabiniere in congedo, però, notò alcuni aspetti che aiutarono colleghi a fare luce sulla vicenda. I principali: l’accento dell’estorsore rimandava alla zona di Copertino o immediate vicinanze (a volte basta una semplice parola espressa nel dialetto locale per comprendere la provenienza; come noto esistono molte varianti di singoli termini in base alle aree del Salento) e in più, nel corso della breve conversazione (effettuata da una cabina telefonica), il malvivente aveva indicato un luogo specifico in cui presentarsi per consegnare la somma di denaro.

Era stata infatti espressamente indicata Sant’Isidoro, marina di Nardò, molto vicina a Porto Cesareo. Ed è proprio in quest’ultima località che, una decina di giorni addietro, è stata trovata un’auto bruciata. Forse, secondo i carabinieri, un precedente caso di “cavallo di ritorno” finito male, cioè senza che la vittima si piegasse alle richieste.

Così scattò la trappola e Marra, di professione ambulante, finì in manette dopo aver cercato di sfuggire ai militari dell’Arma.

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