Cronaca

Terreni per semina e uliveti trasformati in discariche di eternit e rifiuti industriali

Cinque denunce fra Seclì, Alezio e Parabita. I controlli svolti dai finanzieri della compagnia di Gallipoli. Sequestrate aree per un totale di quasi 20mila metri quadrati. I terreni erano peraltro recintati. Trovati scarti d'ogni genere, anche lana di vetro, spugne, asfalto e canne fumarie

SECLI’ - Cinque terreni agricoli posti sotto sequestro, una ridda di denunce per violazioni alle norme sull’ambiente. Campagne sfregiate dal malcostume e dall’incuria, aree classificate come seminativi e uliveti, peraltro recintate, ma trasformate in ricettacolo di rifiuti d’ogni genere.

E’ la scoperta fatta negli ultimi giorni dai finanzieri della compagnia di Gallipoli. Quello dei militari diretti dal capitano Francesco Mazza è un filone d’indagine assolutamente autonomo, rispetto alla vicenda che vede al centro gli scarti di lavorazione tessile e calzaturiera interrati in contrada Matine, ad Alessano, e nasce piuttosto da controlli ordinari nelle zone di campagna.

Tuttavia, l’argomento in qualche modo richiama la circostanza, non fosse altro perché l’attenzione mediatica in questi giorni è più alta e perché fra i vari scarti non mancavano quelli provenienti da lavori edili. In questo caso, per giunta, i rifiuti erano stati accatastati tranquillamente a cielo aperto.

Tre terreni si trovano nelle campagne di Seclì, altri due ad Alezio e Parabita.  L’estensione superficiale complessiva è di 19mila e 467 metri quadrati.

Sui terreni i finanzieri hanno notato come fossero stoccati, in parte miscelati tra loro, rifiuti industriali (come lana di vetro e spugne), eternit, canne fumarie, asfalto derivante da raschiamenti di manto stradale, plastica, pneumatici e scarti della costruzione e demolizione di edifici.

Cinque anche le denunce alla Procura della Repubblica di Lecce e le segnalazioni ai Comuni di competenza affinché siano emesse ordinanze di bonifica, ripristino e messa in sicurezza dei luoghi. Per i finanzieri, oltretutto, il fatto che le campagne private fossero ben delimitate da muretti, lascia ipotizzare che vi potesse essere quantomeno una consapevolezza da parte dei proprietari che lì si smaltissero rifiuti. 

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