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Terrore in piazzale Cuneo, agguato a colpi di pistola davanti casa: ferito a un piede

La vittima è Attilio Salvini, 31enne. E' stato colpito da uno dei vari colpi che hanno anche danneggiato il portone. S'è trascinato ferito nell'atrio. Fu coinvolto nell'operazione "Black and White" della Dda per traffico di droga sull'asse Italia-Albania. A maggio uno sconto in appello

LECCE – Forse l’attentatore ha atteso che la vittima rientrasse in casa, appostato dietro alle auto parcheggiate nel piazzale, confidando nella complicità del buio. Solo un’ipotesi, dettata dai rilievi ma non corroborata da dichiarazioni. La vittima, per ora, non ha rilasciato alcuna versione sull’accaduto. Non è grave, ma ha vissuto di certo attimi di panico, trascinandosi ferito a un piede nell’atrio della palazzina e chiamando egli stesso i soccorsi.

L’agguato ad Attilio Salvini, 31enne di Lecce, è avvenuto alle 4 del mattino proprio davanti al portone dello stabile in cui risiede, in piazzale di Cuneo, slargo che si apre nel tratto terminale di via Pistoia. Almeno tre i colpi esplosi, forse anche di più. Bossoli di una pistola calibro 7.65 sono stati trovati dagli agenti di polizia delle volanti del quinto turno sull’asfalto.

L’autore del ferimento forse intendeva “solo” ammonire Salvini, perché non l’ha seguito fin dentro il palazzo e non sembra comunque che fosse intenzionato a colpirlo in punti vitali. Il fatto stesso che un proiettile abbia raggiunto l’obiettivo a un piede dimostrerebbe questa tesi: gli spari sono stati indirizzati verso il basso. Due di questi hanno anche perforato vetro e infisso del portone, prima che uno andasse a segno. 

I sanitari del 118 sono stati i primi a raggiungere il piazzale, a bordo di un'ambulanza. Hanno trasportato il ferito presso l'ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. In piazzale Cuneo, per un primo sopralluogo, si sono poi recati i poliziotti. Al momento le ricostruzioni son rese difficili dall’assenza di testimonianze dirette. Non è chiaro, in effetti, se l’autore materiale del ferimento fosse solo o accompagnato, se si trovasse a piedi, in auto o moto. 

Le indagini, in ogni caso, non possono che partire dai precedenti di Salvini. Questi è uno dei ventinove soggetti finiti in arresto per un traffico di sostanze stupefacenti sull'asse Italia-Abania nel settembre del 2011. Avrebbe fatto parte di una delle distinte organizzazioni che avevano come punto di riferimento il pregiudicato brindisino Emanuele Macchia, 40enne.  

Condannato in primo grado a quasi otto anni, nel maggio scorso s'è visto ridursi la pena in appello a quattro anni e sei mesi. L'operazione fu condotta dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, sotto il coordinanto della Direzione distrettuale antimafia di Lecce.  L’inchiesta partì da un sequestro avvenuto nell’agosto del 2006, quando, al largo di Torre Sant'Andrea, marina di Melendugno, le fiamme gialle di Otranto arrestarono quattro albanesi, sequestrarono oltre 500 chili di marijuana, quasi 40 chili di hashish, 264 cartucce per kalashnikov e un gommone.

Da lì iniziò a delinearsi un quadro più complesso e ramificato, che portò all’individuazione di vari canali, composti non solo da albanesi, ma anche marocchini e italiani, questi ultimi leccesi, brindisini e napoletani. Tutti gruppi che non erano direttamente collegati fra loro, ma che comunque avevano secondo gli inquirenti Macchia come comun denominatore. L'operazione fu ribattezzata "Black and White". 

Si tratta del secondo ferimento nel giro di poco tempo in città. Nel tardo pomeriggio del 3 ottobre scorso, era rimasto ferito a un ginocchio a causa di un colpo d'arma un 29enne albanese. La sparatoria si era consumata nel parco "Melissa Bassi". Anche quella una vicenda sulla quale sono al momento in corso indagini di polizia. Ovviamente, è prematuro per dire se i due fatti siano collegabili o meno.

Molto più di recente, soltanto il 15 novembre scorso, vi sono state poi le intimidazioni ai danni di Diego Rizzo, 30enne ai domiciliari, uno dei personaggi coinvolti nell'operazione "Speed Drug" della squadra mobile, sempre sullo sfondo dello spaccio, come ben suggerisce il nome data all'inchiesta. In quel caso, due colpi calibro 22 contro la sua abitazione, nella marina di Frigole.    

Resta l'inquietudine fra i cittadini per una serie di atti che sembrano rimandare alla neanche tanto lontana atmosfera cupa creatasi a Lecce quando sparatorie e bombe erano diventata la quotidiana sottolineatura di una guerra di mala combattuta dai gruppi emergenti nei traffici criminali, dopo gli arresti dei boss che avevano comandato fino a quel momento, fra cui i fratelli Giuseppe e Roberto Nisi e Pasquale Briganti. 

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