"Davanti quella fermata poco prima del boato". Testimonianza da Bruxelles

Carlo Coppola lavora presso la Commissione Europea. Poco prima dell'esplosione in metropolitana aveva lasciato la figlia al nido

@TM News/Infophoto

BRUXELLES - "Aspetto solo che questa terribile giornata finisca per poter riabbracciare mia figlia. Solo in quel momento mi sentirò più tranquillo".

Chiuso nel suo ufficio della Direzione Generale Politiche di vicinato e Negoziati di allargamento, ad Arts-Loi, Carlo aspetta di riabbracciare la piccola Cléo, di sedici mesi. Lì fuori un rumore incessante di sirene, delle ambulanze, della polizia, dei vigili del fuoco. Nessuno può uscire dalla sedi istituzionali.

Dopo averla lasciata al nido, poco prima delle nove, ha ricevuto diversi messaggi su quanto accaduto presso l'aeroporto di Bruxelles Zaventem. Nel tragitto che lo separa dal luogo di lavoro, è passato davanti alla fermata della metro Maelbeek dove, di lì a una manciata di minuti, sarebbe avvenuta un'altra esplosione - probabilmente causata da almeno un kamikaze - nella quale ci sono state non meno di 15 vittime innocenti.

Le informazioni sono frammentarie, le notizie si accavallano, non è facile orientarsi mentre tutto intorno è paura e preoccupazione: "Pare che dentro la metro sia stato anche peggio che in aeroporto, anche se non è chiaro dove esattamente sia avvenuta l'esplosione, sembra nel tunnel tra Schuman e Malbeek".

Carlo Coppola, 38 anni, è agente contrattuale e collabora da anni con la Commissione Europea. Vive a sud est della capitale belga con la moglie e la figlia, lavora nella zona orientale, nella parte opposta rispetto alla municipalità di Molenbeek-Saint-Jean, dove venerdì è stato arrestato Salah Abdeslam, la mente degli attentati di Parigi.

Il racconto dalla capitale belga avviene via chat. L'opinione pubblica non temeva una reazione dopo la maxi operazione delle forze speciali? "Fino ad oggi c'era la tendenza a pensare che essendoci a Molenbeek e dintorni una base piuttosto calda, almeno a quello che si sente dire dalle informazioni, non volessero concetrare qui l'attenzione, per non avere particolari intralci". Le autorità locali agiscono nella massima riservatezze, spiega, e non si percepisce nella quotidianità l'organizzazione dei dispositivi di sicurezza.

Ma dal giorno degli attentati di Parigi, che aria si respira? "Non penso che la gente si senta meno sicura a Bruxelles che in altre capitali. La storia di Molenbeek é anche mediatica. Non credo, in fondo, che a Parigi o Londra non si possano trovare situazioni simili". 

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Mentre la testimonianza prosegue - sono quasi le 15 - finalmente il servizio di sicurezza interno alle sedi dell'Unione Europea informa Carlo e tutti gli altri che è finalmente possibile lasciare l'edificio. Bisogna andare a riabbracciare Clèo, resta solo il tempo di una breve e amara considerazione: "Penso che anche stavolta, almeno per il momento, non è toccato a me". 

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