Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Tetti di spesa nell’Asl: strutture private risarciranno la sanità pubblica

Il Consiglio di Stato, con doppia sentenza, ha accolto gli appelli dll'azienda sanitaria leccese, che costringe le strutture private a restituire le somme percepite diversi anni fa, per un importo pari a diversi milioni di euro

LECCE – La sezione terza del Consiglio di Stato ha accolto con due sentenze proprie (la 4879 e la 4880 del 13 settembre del 2012) gli appelli proposti dall’Asl Lecce, difesa dagli avvocati Francesco Flascassovitti e Pier Luigi Portaluri, nei  confronti della pronuncia con cui il Tar Lecce nel lontano 2002 aveva annullato i tetti di spesa stabiliti per quell’anno nei confronti di trenta strutture sanitarie (laboratori analisi, centri di radiologia diagnostica e di fisioterapia).

Le sentenze dei giudici romani comportano che le strutture private dovranno restituire le somme a suo tempo percepite, per un importo complessivo che può stimarsi intorno in diversi milioni di euro. Accogliendo le difese dei due legali dell’Asl, il Consiglio di Stato ha, infatti, affermato che i tetti di spesa di quell’anno sono pienamente legittimi, in quanto assicurano un adeguato equilibrio tra le diverse articolazioni, pubbliche e private, del sistema di erogazione del servizio sanitario: il sistema di finanziamento, infatti, non impone «una incondizionata e assoluta equiparazione tra soggetti pubblici e privati».

Questo anche perché la Regione, nel programmare le risorse da destinare all’assistenza sanitaria, deve bilanciare il prevalente interesse pubblico al contenimento della spesa e all'efficienza delle strutture pubbliche, che costituiscono un pilastro del sistema sanitario aperto a tutti i cittadini, con il diritto degli assistiti all’ottenimento di prestazioni sanitarie adeguate e con le legittime aspettative degli operatori privati che ispirano le loro condotte ad una logica imprenditoriale.

Si tratta, secondo i giudici romani, di “obiettivo stringente ed irrinunciabile”, che si colloca in un quadro che non può prescindere dalla scarsità delle risorse e dalle esigenze di risanamento del bilancio nazionale, in una situazione nella quale l’autonomia dei vari soggetti ed organi operanti nel settore deve essere correlata alle disponibilità finanziarie pubbliche: pertanto è ragionevole e doveroso aumentare la capacità delle strutture pubbliche di erogare ai cittadini i servizi sanitari.

Insomma, l’Asl ha legittimamente riequilibrato l’offerta di prestazioni sanitarie alla collettività mediante un più razionale ed intenso utilizzo delle strutture pubbliche, accompagnato, peraltro, da interventi di contenimento della domanda (ad es., formazione dei medici, attivazione di percorsi diagnostici, ecc.). Non vi è stato dunque – secondo il Consiglio di Stato – alcuno “sperpero di ricchezza” a danno degli operatori privati, ma solo il rispetto di “esigenze insopprimibili di equilibrio finanziario e di razionalizzazione della spesa pubblica”.

Con i tetti di spesa, infatti, l’Asl ha adempiuto “un obbligo ineludibile – come spiega l’avvocato Portaluri - di razionalizzazione della spesa per la remunerazione di queste prestazioni sanitarie, fronteggiando anche in modo adeguato due esigenze: diminuire la propria esposizione finanziaria per acquisto di prestazioni da privati ed approntare un sistema erogativo sinergico pubblico-privato, che valga a garantire il diritto dei cittadini alla tutela della salute per l’intero periodo dell’anno e per l’intera gamma delle prestazioni”.

Il Consiglio di Stato ha anche condannato le strutture private al pagamento delle spese, pari complessivamente a 20mila euro. Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Flascassovitti e Portaluri, i quali hanno evidenziato che “seppur a distanza di dieci anni, il massimo giudice amministrativo ha riconosciuto l’assoluta correttezza dell’operato dell’Asl, affermando principi equi circa il rapporto fra strutture pubbliche e strutture private per quanto riguarda il fondamentale obiettivo di assicurare il diritto alla salute di tutte le persone, compatibilmente con le scarse risorse finanziarie disponibili in un questo lungo, difficile momento che il nostro Paese sta vivendo”.

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