Cronaca

Tirocini a rischio di discriminazione sessuale. Assunti quasi la metà dei ragazzi

I referenti di Seyf hanno tirato le somme del progetto rivolto alle potenziali vittime di discriminazione per orientamento sessuale: 5 tirocini sui 12 attivati nella provincia di Lecce si sono conclusi con la firma di un contratto di impiego. Salento inclusivo ed accogliente

LECCE – Si scrive ‘diversity on the job’, si legge: opportunità professionali libere da ogni forma di discriminazione. Il progetto, promosso dal dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri (ufficio Unar) e finanziato dal Fondo sociale europeo, in collaborazione con l’associazione Seyf e con l’istituto tecnico “Grazia Deledda” di Lecce, si è appena concluso con risultati a dir poco incoraggianti.

In provincia di Lecce sono stati attivati 12 tirocini (di cui 10 nel solo capoluogo) rivolti ad altrettante categorie di persone a forte rischio di discriminazione per orientamento sessuale, di genere, o entrambe le cose. Ma quasi la metà di queste persone è riuscita ad inserirsi con tale successo all’interno del contesto lavorativo da spuntare un contratto di lavoro, in qualità di dipendente o collaboratore.

“Si tratta di un risultato raggiunto ben oltre le nostre aspettative”, commenta Sandro Accogli di Seyf, ricordando come ‘Dj’ fosse un progetto elaborato per un fine diverso: studiare e comprendere la diversità sul campo, così da suggerire un indirizzo politico chiaro in tema di diversità. In altre parole, l’assunzione quasi non era prevista: il vero valore dell’iniziativa consisteva nella possibilità di “educare” il mondo del lavoro all’accoglienza trasversale delle persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale dei dipendenti, favorendo un clima positivo, di collaborazione e stima reciproca all’interno di un ufficio.

I risultati del progetto, nel contesto salentino, hanno confermato le più rosee aspettative di un clima aziendale inclusivo ed aperto nei confronti di tutti, come testimoniato dai commenti riportati dagli stessi ragazzi che vi hanno partecipato. “Positività, stimoli, ambiente familiare” sono le parole chiave che hanno contraddistinto l’esperienza lavorativa di questi 12 ragazzi.

I numeri del progetto hanno delineato un profilo “medio” del tirocinante che risulta particolarmente interessante se confrontato con quello di altre regioni ad obiettivo convergenza (prevalentemente nel Sud d’Italia): si è trattato di ragazzi di 31 anni, in possesso di una laurea nel 58 percento dei casi.  Un dato che  risulta emblematico dell’alto tasso di scolarizzazione che contraddistingue, appunto, il Salento.

IMG_20141220_123920-2I giovani sono stati inseriti in 3 società che si occupano di comunicazione ed editoria; 2 enti no profit; 3 società del settore turistico e altre aziende divise tra ristorazione, fotografia, artigianato, grafica e progettazione. Il costo complessivo dell’operazione è stato pari a 53 mila e 478 euro che sono serviti a corrispondere l’indennità ai partecipanti (37 percento); a favorire l’orientamento al lavoro (20 percento); a sostenere le imprese (16 percento); per il tutoraggio didattico (13 percento) mentre il 9 percento delle risorse è stata destinata alle attività di comunicazione che proseguiranno con una pubblicazione delle testimonianze raccolte sul campo, indirizzata ai decisori politici ed edita intorno alla fine di gennaio.

“Molte aziende erano persino all’oscuro riguardo alla vera natura del progetto – ha spiegato la psicologa Diletta De Matteis nel corso di una conferenza stampa- e ciò per non alterare i risultati della nostra sperimentazione sul campo”. Di sicuro c’è che le aspettative dei tirocinanti sono state ampiamente confermate. L’indagine aveva già evidenziato, infatti, un dato importante: la paura di una eventuale discriminazione prevale sul dato oggettivo. Così, almeno nel contesto leccese, è potuta emergere una realtà dei fatti ben diversa: le aziende del profondo Sud non sembrano guardare all’orientamento sessuale. E la battaglia per “normalizzare” le condizioni di vita di tutte le persone è senz’altro agevolata da un’attitudine all’accoglienza rilevata anche dai fautori di “Dj”.

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