menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Tormentava i vicini, dalle avance alle intimidazioni: condannato a cinque anni

Si è chiuso il processo di primo grado nei riguardi del 35enne leccese Jari Castelluzzo. Le accuse erano di stalking, violenza sessuale, violenza privata, tentata estorsione, danneggiamento seguito da incendio

LECCE - Avrebbe lasciato il segno ovunque andasse a vivere: prima le avance nei riguardi di una vicina di casa e le minacce con coltello alla coinquilina di questa cui attribuiva il fatto di essere stato rifiutato, poi, dopo il trasferimento in un’altra casa, minacce, intimidazioni e incendi d’auto nei confronti dei nuovi condomini.

Sono questi gli episodi, avvenuti tra il 2018 e il 2020, per i quali Jari Castelluzzo, 35enne leccese, ritornò in carcere il 17 febbraio di un anno fa, due giorni dopo aver ottenuto i domiciliari nell’ambito di un altro procedimento per droga (terminato con la sua condanna in abbreviato a un anno e otto mesi), e per i quali ieri gli sono stati inflitti cinque anni di reclusione.

E’ questa la pena contenuta nel dispositivo emesso ieri dal collegio della prima sezione penale del tribunale di Lecce presieduto dal giudice Fabrizio Malagnino e dai colleghi Maddalena Torelli e Michele Guarini. Decisamente più alta la pena invocata dal pubblico ministero Luigi Mastroniani all’esito della requisitoria: 16 anni e due mesi. Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (entro novanta giorni) l’avvocato difensore Oronzo Mario Ingrosso valuterà il ricorso in appello.

Stalking, violenza sessuale, violenza privata, tentata estorsione, danneggiamento seguito da incendio sono i reati di cui rispondeva il 35enne dal banco degli imputati, emersi attraverso le indagini svolte dagli agenti della squadra mobile di Lecce nell’ambito di due distinte vicende: la prima iniziata nell’estate di due anni fa, riguardava le molestie nei riguardi di due vicine di casa che esasperate decisero di trasferirsi in un’altra zona della città. Quella di cui Castelluzzo si era invaghito, in una circostanza sarebbe stata bloccata per strada, immobilizzata per le braccia e costretta a subire un bacio sulle labbra, mentre l’altra, ritenuta responsabile dell’ amore non corrisposto, sarebbe stata minacciata con due grossi coltelli da cucina, sul pianerottolo dell’immobile in cui vivevano. In un’altra circostanza, in sella al suo ciclomotore, il 35enne avrebbe inseguito entrambe le malcapitate ostacolandone il cammino.

La seconda parte dell’inchiesta, invece, riguarda fatti avvenuti dopo il trasferimento del 35enne nel centro di Lecce: la notte dell’11 gennaio 2020, l’incendio dell’auto (che provocò danni ad altri tre veicoli parcheggiati nelle vicinanze), di una residente alla quale avrebbe offerto “protezione” sollecitando in questo modo il marito: “Caccia li sordi”; “ma tu capisci con chi stai parlando? Che se io voglio ho tutto quello che voglio e non mi serve niente”; “vedi come sei, non sai ragionare, perché se conti fino a dieci ti fai un amico e la macchina non te l’accendono più, mi spiego?”; “che io conosco gente che ti fa sparire, che sposta 100 chili di coca, conosco gente che ti butta in un pozzo”; “guai a chi ti tocca qualcosa qui davanti, ok? Guai!”; “non ti devi preoccupare di niente”.

Alla fine però, la sua “protezione” l’avrebbe offerta a una vicina destinataria di un esposto firmato dai condomini per motivi igienico-sanitari collegati anche alla presenza di numerosi animali nella sua abitazione, minacciando un anziano: “Sai vecchietto statti attento, mo te la sistemo io la casa tua”, “adesso mi metto una pistola sopra”, “vecchietto non fare l’esposto con gli altri cinque, se no in cinquanta veniamo e ti smontiamo tutta casa, sai! Che Castelluzzo Jari mi chiamo, informati su google”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

LeccePrima è in caricamento