Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Torna dal permesso premio con la droga. E nell'intestino forse ce n'è altra

Umberto Brina, 30enne di Brindisi, è stato arrestato dagli agenti della polizia penitenziaria in collaborazione con l’unità cinofila della finanza. Da qualche tempo si sospettava che facesse entrare stupefacenti. Aveva 14 grammi di hashish. E le radiografie hanno svelato "corpi estranei"

LECCE – Godeva di permessi e stava rientrando in carcere con un carico di hashish. Non solo: può darsi che altro fosse nascosto nell’intestino e per questo è stato condotto in ospedale, al “Vito Fazzi” di Lecce, dove le radiografie hanno accertato la presenza di "corpi estranei". A finire nei guai, Umberto Brina, 30enne di Brindisi. E’ stato arrestato dagli agenti della polizia penitenziaria del carcere Borgo San Nicola di Lecce, coordinati dal commissario Riccardo Secci, in collaborazione con l’unità cinofila della compagnia di Lecce della guardia di finanza.

Le indagini, condotte dai “baschi azzurri”, avevano portato a sospettare già da qualche tempo che Brina si prestasse per far entrare stupefacenti in carcere. In questo, sarebbe senz’altro stato agevolato dal fatto di fruire di alcuni permessi.

Al suo rientro da uno di questi permessi premio, però, oltre ad essere accolto dagli uomini della penitenziaria, ha trovato anche l’unità cinofila dellafinanza. Il controllo è apparso positivo. Non avendo più scampo, Brina ha iniziato a collaborare, permettendo di recuperare due stecche di hashish per 14 grammi.

Ma potrebbe essere una collaborazione solo apparente. Ritenendo probabile la presenza di altra sostanza nell’intestino, il 30enne è stato inviato con procedura d’urgenza presso il nosocomio. La presenza di “corpi estranei” è stata accertata. Per sapere se è ancora droga, bisognerà attenderne il recupero.

Quanto già ritrovato, comunque, è stato sufficiente a far scattare l’arresto in flagranza per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti aggravato. De caso è stato avvisato il pubblico ministero di turno, Giovanni Gagliotta. Il direttore della casa circondariale, Antonio Fullone, ha espresso verso i suoi uomini una nota di elogio per la conclusione dell’indagine. 

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