Cronaca Porto Cesareo

Torre Lapillo: la strada della morte incubo dei turisti

Qui nei giorni scorsi è morto un pensionato, travolto da un'auto. Mancano marciapiedi e illuminazione. I residenti lamentano il disinteresse dell'amministrazione e denunciano l'alto tasso di incidenti

Un padre a spasso con la carrozzina, praticamente in mezzo alla strada.

TORRE LAPILLO (Porto Cesareo) - Una strada con due corsie strette, senza marciapiedi né piste ciclabili, a tratti anche senza lampioni. Culla di interminabili ingorghi per le auto nelle ore di punta, la parte di litoranea che collega il comune di Porto Cesareo alla sua frazione Torre Lapillo, rappresenta un vero incubo anche per pedoni e ciclisti, residenti e non. Per raggiungere la spiaggia è indispensabile percorrerla e attraversarla, ma in fila indiana e ad occhi aperti: il traffico scorre infatti a pochi centimetri, separato dai pedoni solo da una linea continua, anche un po' sbiadita.

Il quadro, però, non è completo. Nella maggior parte dei casi ad occupare quella ridotta sezione non asfaltata sulla quale si può camminare ci sono le auto parcheggiate, su entrambi i lati della strada, e i cassonetti dell'immondizia, che ne ostruiscono ulteriormente il passaggio, costringendo ragazzi, famiglie e bambini a percorrere la via direttamente nella corsia di marcia, dividendola con motocicli, automobili, pullman e camion. Nulla di più pericoloso, soprattutto al momento del tramonto, quando il sole basso offusca la visuale dei guidatori, e di sera, quando la luna non basta ad illuminare un'arteria tanto praticata.

"Sono anni che rendiamo nota la questione all'amministrazione comunale - ha sbottato Antonella, residente in un'abitazione proprio sulla litoranea -, ma mai nulla è stato fatto. Viviamo una situazione insostenibile. Non possiamo andare a fare una passeggiata nelle ore di punta, sarebbe troppo pericoloso. Non possiamo lasciar giocare i nostri figli serenamente in giardino, per la paura che escano in strada. Anche fare la spesa diventa un problema".

La rabbia di chi in quella strada ci vive da sempre è alimentata dai frequenti incidenti che vi si verificano. "Tragedie annunciate", li ha definiti Giuseppe, settantenne del posto, ricordando l'ultimo sinistro mortale avvenuto nella notte del 1° agosto, in cui ha perso la vita Antonio Parente, settantaseienne generale in congedo di Trepuzzi, investito da un'auto mentre percorreva a piedi la strada dei Bacini.

Poi ha continuato: "Io mi muovo sempre in bicicletta e sono costretto a pedalare proprio sulla corsia delle auto, perché la ridotta sezione di strada al di là della linea continua non è asfaltata, perciò rischierei di cadere. Ora che l'età avanza, però, mi sento meno sicuro e anche mia moglie è in ansia ogni volta che prendo le mie due ruote. Se solo ci fosse una pista ciclabile, potrei muovermi con più serenità".

E non si pensi che un problema di tale rilevanza non influisca sul giudizio dei turisti che negli ultimi anni scelgono Porto Cesareo e Torre Lapillo per trascorrere le proprie ferie. "E' la seconda volta che torniamo a Torre Lapillo - ha spiegato una famiglia di turisti francesi - perché siamo letteralmente rimasti incantati dal mare e dalla sabbia. Questo posto ha grandi potenzialità, ma è molto trascurato. Muoversi in auto significa restare in coda per ore, uscire in bici tutti insieme è una pazzia. Anche raggiungere la spiaggia a piedi dalla casa che abbiamo preso in affitto è pericoloso a causa della mancanza di marciapiedi, tanto che ogni volta siamo costretti a prendere in braccio le nostre due bambine per paura che possa accadere loro qualcosa. Se solo si investissero più fondi per strutture e infrastrutture, con il mare che la natura ha voluto donare a questo posto, si potrebbe davvero trasformare Torre Lapillo in una meta turistica ambita".

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