Un omicidio anomalo. Le indagini sondano in quel mondo dei pastori denso di dissidi

Molto probabilmente Qamil Hyrai è stato ucciso a Torre Castiglione con un revolver 6,35. Il bossolo non è stato ritrovato. Era ritornato da poco dall'Albania. Si cerca di stabilire se l'identità sia esatta. E si analizzano casi recenti, come quelli che hanno condotto all'operazione "Dolly" con l'arresto di alcuni pastori

Foto di Antonio Quarta.

LECCE – E’ avvolto da una fitta coltre di mistero l’omicidio di Qamil Hyrai, il giovane pastore albanese, di soli 23 anni, assassinato ieri pomeriggio nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione con un colpo di pistola.

Un’esecuzione in piena regola di un ragazzo benvoluto dalla comunità locale, che non aveva mai avuto alcun problema con la giustizia. Le modalità dell’omicidio, quell’unico colpo sparato da distanza ravvicinata al centro della fronte con un piccolo calibro (molto probabilmente un revolver 6,35; l’ipotesi del revolver nasce dal fatto che il bossolo non è stato ritrovato, ma potrebbe anche essere stato portato via), lasciano supporre che la vittima conoscesse il suo assassino, o che stesse parlando con lui, senza considerare che la sua vita fosse in pericolo.

Il 23enne, infatti, è stato ritrovato in posizione supina: in una mano stringeva il bastone utilizzato per pascolare e nell’altra un ombrello. La posizione del cadavere evidenzia come non vi sia stato alcun tentativo di difesa e di fuga da pare di Hyrai. Sarà l’autopsia, eseguita mercoledì prossimo dal medico legale Roberto Vaglio, a fornire nuovi elementi sulle modalità del decesso. Innanzitutto l’esatto calibro e l’arma utilizzata e l’eventuale presenza di un cosiddetto colpo a bruciapelo (i colpi esplosi a una distanza di sparo ravvicinata, fino a 5 o 6 centimetri, tale da consentire il manifestarsi di effetti di ustione).

Gli inquirenti, le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia e condotte dai carabinieri della stazione di Porto Cesareo e della compagnia di Campi Salentina, coordinati dal maggiore Nicola Fasciano, del nucleo investigativo di Lecce, comandati dal capitano Biagio Marro e del reparto operativo, sotto la guida del colonnello Saverio Lombardi, stanno scavando a fondo nella vita del 23enne.

La vittima lavorava per un panificio di Torre Lapillo, e per un’azienda agricola: “Masseria Roi”. E’ stato proprio il titolare della tenuta a fare la tragica scoperta. Il pastore era uscito come ogni mattina molto presto per portare al pascolo un gregge di pecore. Poco dopo le 14 il titolare dell’azienda agricola lo ha raggiunto per portargli il pranzo, trovandolo senza vita nelle campagne ancora intrise della pioggia caduta nella cangiante mattina primaverile.

Attraverso l’esame dattiloscopico, l’identità di Qamil Hyrai sarà verificata nelle banche dati internazionali, per accertare che quella dichiarata e presente sul passaporto sia la vera e che non avesse precedenti o pendenze legate a un passato che aveva cercato di cancellare. Un controllo di routine in un’indagine dove ogni dettaglio è analizzato e considerato dagli investigatori. In Albania il 23enne tornava spesso, l’ultimo viaggio risaliva a meno di dieci giorni fa. Un altro elemento che, attraverso i riscontri con la polizia di frontiera, viene esaminato per trovare eventuali collegamenti con l’omicidio.

Non è la prima volta, del resto, che nella zona avvengono episodi di sangue. Lo scorso 14 maggio, infatti, in tre si presentarono all’interno di una masseria nelle campagne al confine tra Nardò e Porto Cesareo, e aggredirono un pastore di origini romene. Portarono via alcune decine di bestie, tra capre e pecore, del valore di diverse migliaia di euro.

Dopo aver colpito la vittima, lo legarono a un albero per immobilizzarlo. A metà gennaio scorso i carabinieri della compagnia di Campi, guidati dal maggiore Nicola Fasciano, arrestarono quattro persone per rapina aggravata in concorso e lesioni aggravate. Si tratta di tre fratelli residenti a Monteparano, in provincia di Taranto, anni addietro titolari di una masseria. Tutti pastori e noti alle forze dell’ordine, sono i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, assieme a un quarto individuo, non imparentato, di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi.

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Nell’operazione condotta dall’Arma ribattezzata “Dolly” furono arrestati: Salvatore Esposito, 33enne, nato a San Pietro Vernotico e i tre fratelli Luigi, Giuseppe e Daigoro Merico, rispettivamente di 43, 40 e 26 anni. Un elemento che, seppur non direttamente collegato all’indagine in corso, viene analizzato anche alla luce di alcuni sviluppi avvenuti pochi giorni fa. Una delle ipotesi, infatti, è che l’omicidio possa essere collegato a contrasti e dissidi tra pastori. 

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