Il pastore forse ucciso da un tiratore esperto. Si scava nei suoi viaggi in Albania

E' stato un colpo di pistola di piccolo calibro sparato non a bruciapelo (a una distanza superiore a 50 centimetri) ad uccidere Qamil Hyrai. L'omicidio nella zona di Torre Castiglione. Non è stato possibile stabilire il calibro del proiettile, deformatosi nell'impatto con l'osso occipitale

Gli investigatori sul luogo dell'omicidio del 6 aprile scorso.

LECCE – E' stato un colpo di pistola di piccolo calibro sparato non a bruciapelo (a una distanza superiore a 50 centimetri) ad uccidere Qamil Hyrai, il giovane pastore albanese, di soli 23 anni, assassinato domenica pomeriggio nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione.

A stabilirlo l’autopsia eseguita oggi pomeriggio dal medico legale Roberto Vaglio. Non è stato possibile determinare il calibro del proiettile, deformatosi nell’impatto con l’osso occipitale. La Procura ha ora disposto un nuovo esame tecnico sul proiettile recuperato e repertato, che sarà affidato agli esperti del Ris, attraverso il quale sarà possibile risalire al diametro dell’ogiva.

Dopo aver attraversato la scatola cranica, il proiettile ha percorso parte del cervello (dove ha finito la sua corsa mortale), uccidendo sul colpo il 23enne. Un colpo sparato da lontano (come per convenzione sono definiti quelli sparati a una distanza superiore a 50 centimetri), con un foro d’ingresso circolare, segno che il proiettile è penetrato perpendicolarmente alla superficie cutanea. Chi ha sparato, con ogni probabilità, è un tiratore esperto.

Intanto, le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, guidati dal capitano Biagio Marro, non escludono alcuna pista. Le varie testimonianze raccolte dagli investigatori da amici e parenti di Hyrai vengono passate al setaccio per cercare ogni elemento utile. In particolare si scava nella vita privata e nei frequenti viaggi che la vittima avrebbe compiuto in Albania, da cui era rientrato lo scorso 23 marzo. E proprio sulla natura di questi viaggi che si sta ora concentrando l'attività degli investigatori. Si indaga anche nell’ambito di una possibile faida o contrasti legati al mondo dei pastori. Sulle indagini gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo.

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Un bravo ragazzo, così ricordano la vittima i suoi datori di lavoro e chi lo ha conosciuto nei mesi trascorsi nel Salento. Una vita tranquilla la sua, scandita da ritmi di lavoro serrati e sempre uguali: la sveglia prima dell’alba per recarsi nel panificio dove prestava servizio, poi le lunghe passeggiate per portare il pascolo al gregge. Eppure, qualcosa dev’essere accaduto. Quella del pastore albanese ha tutte le caratteristiche dell’esecuzione in piena regola.

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