Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

La denuncia di un sub: "Bersaglio di moto d'acqua durante le immersioni"

Un 32enne di Lecce ha rischiato ieri pomeriggio per ben due volte di essere colpito da folli sfrenati su acquascooter a Torre Lapillo. Era a 10 metri dalla riva ed aveva segnalato la sua presenza con il pallone. "Sfrecciavano ad alta velocità, mi sono dovuto immergere per evitare di essere colpito"

Un'immagine di Torre Lapillo.

TORRE LAPILLO – Prima un acquascooter, poi il secondo. “Non mi è restato altro da fare che immergermi in profondità ed evitare la scriminatura dei capelli”. Un modo sarcastico per dire di aver rischiato l'osso del collo. Rintracciato per telefono dopo aver preso contatto con la redazione di LeccePrima, giura che ieri è rimasto per tutto il pomeriggio in stato di choc: ha rischiato per ben due volte di essere travolto da folli sfrenati, in sella a moto d’acqua, cowboy del mare devono aver preso lo specchio d’acqua di Torre Lapillo per praterie del Colorado.

Il protagonista di questa vicenda è un giovane imprenditore di 32 anni, residente a Lecce, che ha già informato via mail la capitaneria di porto di Gallipoli, ma anche il sindaco di Porto Cesareo, Salvatore Albano, e il comandante di polizia locale della città costiera, Romolo Peluso. E che oggi, dopo essere rientrato a Lecce e non avendoci quasi dormito, ha deciso anche di presentarsi al più presto presso una caserma dei carabinieri e sporgere denuncia contro ignoti.

Per ora, comunque, vi sono già le mail, firmate, e inviate alle autorità locali. Una traccia della sua esperienza. Simili a quella di chissà quanti altri. Non tutti, però, scampata la bufera, danno poi seguito alle lamentele. E dunque, “spero che la mia segnalazione scritta – dice - possa intensificare i controlli prima che l’inciviltà sfoci in tragedia”.

Il fatto è avvenuto ieri pomeriggio nella nota marina di Porto Cesareo. “Come mia passione per il mare e soprattutto per le immersioni, anche senza bombole, munito di regolare pallone subacqueo ero distante circa 10 metri dalla scogliera in prossimità della Torre e mentre risalivo a galla da una profondità di circa 4 metri - ricorda - sono rimasto turbato dall’assordante rumore di un motore sempre più vicino alla mia posizione”.

“Con polmoni fortunatamente ancora carichi di aria sono rimasto immerso in attesa di capire cosa stesse succedendo”. E qualche secondo dopo, ecco “in superficie uno scooter d’acqua sfrecciare ad altissima velocità, esattamente in direzione del mio corpo e poco accanto al pallone subacqueo”.

Incredulo, il 32enne ha deciso di risalire per farsi notare meglio e ricaricare i polmoni d’aria. “Purtroppo la sventura non era ancora terminata – narra - e con la testa fuori dall’acqua ho visto un’altra moto arrivare nella stessa direzione. Per un attimo ho pensato a un attacco volontario, non so, forse il pallone è stato considerato come bersaglio mobile in una gara a punti. Non mi restava che immergermi nuovamente in profondità”.

Questa la storia per la quale ha rischiato l’osso del collo, ma, colta l’occasione, ha deciso di dilungarsi nella sua missiva su altri problemi di Porto Cesareo e marine, citando anche la spiaggia “in preda a tornei di tennis sulla riva” e “gruppi d’incivili impegnati a tempo pieno a calciare dalla riva al mare in una porta senza limiti e confini”.

Il giovane, che ha una vera passione per le spiagge cesarine e che a sua volta opera nel turismo, chiede dunque più attenzione: “Si possono limitare le pecche dei trasporti pubblici con l’impegno dei privati, si può migliorare la qualità dei servizi sempre carenti, ci possiamo specializzare nel tempo e con l’impegno, ma con la continua assenza dei controlli e del rispetto delle basilari norme di civiltà gli operatori turistici e normali cittadini possono fare ben poco”.

“Basta un semplice vigile urbano – scrive - per multare chi gioca a pallone o racchettoni sulla spiaggia; visto che la legge esiste già, basterebbe applicarla, così come andrebbero intensificati i controlli in mare nei confronti di barche e addirittura moto che non rispettano limiti e distanze”. Un problema, questo, molto sentito, per cui ogni giorno arrivano segnalazioni alla guardia costiera. 

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