Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Torre Veneri, l'Esercito rilancia: "Allo studio maggiore presenza"

Dopo il blitz del Noe nel poligono di Frigole, l'Esercito italiano ribadisce il ruolo strategico dell'insediamento, dichiara massima fiducia nella magistratura e smentisce ancora una volta l'utilizzo di uranio impoverito

Foto d'archivio.

LECCE – La vicenda del poligono di Torre Veneri può essere interpretata anche come una partita di scacchi. Ad ogni mossa di uno degli attori in gioco segue una reazione e, per nella diplomazia delle note ufficiali, si intravede il prezzo della posta in palio. L’ultimo tassello ad un mosaico che va ricomponendosi di giorno in giorno, arriva dall’Esercito italiano per il quale è allo studio un ampliamento della presenza militare nella zona, in virtù del ruolo strategico della struttura per l’operatività dei reparti stanziati in Puglia e, in particolare, nel leccese.

Ricapitolando: sull’area militare, dove l’Esercito italiano conduce da decenni operazioni di addestramento talvolta con il supporto di forze armate di altri paesi, sono tornate a concentrarsi attenzioni e preoccupazioni di chi è persuaso che – indipendentemente dalla presenza di uranio impoverito, sempre ufficialmente smentita – sia urgente una bonifica del terreno e dei fondali.

La prima richiesta in tal senso è stata presentata dall’associazione Lecce Bene Comune, autrice di ben tre esposti alla procura della Repubblica. Nel prossimo consiglio comunale verrà messa ai voti una mozione per chiedere lo stop delle esercitazioni in mare, perché è lì che si teme ci siano i danni maggiori. Del resto è stata la stessa commissione parlamentare d’inchiesta, che a Torre Veneri ha fatto un sopralluogo nella scorsa primavera a dire chiaro e tondo, che ci sono forti criticità ambientali dovute al fatto che le bonifiche non sono mai state adeguate e, in mare, praticamente mai fatte.

La magistratura ha aperto un fascicolo contro ignoti e ieri, su disposizione del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico si sono recati nella struttura. L’Esercito italiano conferma oggi la circostanza ma smentisce l’acquisizione e tantomeno il sequestro di documenti.

La Scuola di cavalleria, che ha le gestione operativa del poligono, ribadisce inoltre che mai sono state utilizzate munizioni contenenti uranio impoverito e che non c’è traccia in nessun deposito militare italiano di quel letale metallo pesante. Un nuovo disciplinare sarebbe stato poi varato per aumentare gli standard di sicurezza ambientale e trasmesso al Comune di Lecce che solo due giorni addietro lamentava di non averlo ancora ricevuto, nonostante la richiesta fosse stata avanzata un mese addietro.

L’assessore all’Ambiente, Andrea Guido, che a gennaio ha partecipato ad un incontro con i medici di base e i cittadini della marina leccese, organizzato da Lecce Bene Comune e che con un rappresentante di quella associazione è stato anche ascoltato dalla commissione parlamentare, nei giorni scorsi ha anche avuto modo di dire, che, secondo informazioni in suo possesso, l’area militare nel 2015 sarebbe diventata un centro di simulazioni virtuali. Ipotesi corretta dall’esercito che ha invece precisato che la nuova destinazione non sostituirebbe la precedente: insomma, le esercitazioni a fuoco andranno avanti. E proprio all’esponente del governo cittadino è rivolta la disponibilità ad un incontro, per il quale non sarebbe pervenuto ancora nessun invito.

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