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Torre Veneri: nessuna presenza di uranio impoverito. Il sito è tra i più incontaminati

Secondo uno studio dell'Università del Salento la zona di Torre Veneri, sede del poligono militare, non solo non presenta tracce di uranio impoverito e altri agenti inquinanti, ma è anche una delle zone più pulite e floride di tutta la penisola salentina, tanto da consentire il prolificare di flora e fauna più che in altre zone

LECCE – La zona di Torre Veneri, sede del poligono militare, non solo non presenta tracce di uranio impoverito e altri agenti inquinanti, ma è anche una delle zone più pulite e floride di tutta la penisola salentina, tanto da consentire il prolificare di flora e fauna più che in altre zone, tanto da far registrare la presenza di specie assenti anche nell’oasi delle Cesine.

E’ quanto emerge da uno studio eseguito dal dipartimento di scienze tecnologiche e ambientali dell’Università del Salento che evidenzia come l’ambiente sia perfettamente integrato con la destinazione militare. Uno studio di indirizzo che sarà presto esteso anche alla fascia di mare antistante al poligono, per una distanza di circa un chilometro e mezzo dalla costa. La relazione dell’Università del Salento sugella dunque, come evidenziato dalla Procura della Repubblica di Lecce, le analisi già eseguite dal consulente nominato, il chimico Mauro Sanna, e dall’Arpa.

Nel corso della bonifica è stato recuperato un solo proiettile a terra nell’ambito del piano di caratterizzazione del sito. La bonifica avviene, secondo quanto stabilito dal protocollo militare, dopo ogni esercitazione. Proprio la presenza dell’esercito, unita alla mancanza di cementificazione e di transito, rende la zona una delle più protette sotto il profilo ambientale.  In mare, invece, sarà eseguita, grazie anche all’utilizzo di sommozzatori, ogni sei mesi, secondo un piano di monitoraggio ambientale. Alcuni dei bossoli presente nelle acque di Torre Veneri si sarebbero già integrati nell’ambiente marino (al pari dei vecchi relitti), e pertanto non vanno rimossi.

L’inchiesta giudiziaria, nata dopo il deposito di alcuni esposti, sembra dunque fugare ogni preoccupazione riguardo all’inquinamento ambientale. L’ipotesi di reato ipotizzata nel fascicolo, poi archiviato, era di abbandono di rifiuti. Gli accertamenti disposti nel corso delle indagini hanno scandagliato a fondo l’intera zona, grazie anche, come ha sottolineato il procuratore Cataldo Motta a margine di una conferenza stampa, alla disponibilità dell’Esercito, che ha stipulato delle convenzioni per la bonifica e la conservazione dell’ambiente. Si tratta del primo caso in Italia. 

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