Cronaca

Tra sanzioni e burocrazia strabica, ecco come si affonda per una tazzina

Singolare protesta presso l'edicola bar di via Ariosto, autorizzata a installare una macchina per il caffè, ma multata perché non può somministrare cibi e bevande

L'edicola bar di via Ariosto (Luca Capoccia Photo).

LECCE – Quante storie per un caffè! La citazione di un noto locale del centro storico – il Caffè Letterario – viene spontanea per raccontare la vicenda che vede protagonista un cittadino e il suo desiderio di servire la comune e irrinunciabile bevanda ai clienti della sue edicola, sita in via Ariosto, all’angolo con viale Leopardi.

Fino a pochi anni addietro, a pochi metri di distanza, vi era un chiosco di dimensioni molti più piccole. Nell’agosto del 2013 con il subentro dell’attuale titolare della licenza è stato richiesto il rilascio del permesso di costruire per la sostituzione con ampliamento tramite una struttura amovibile, di quelle oggi molto diffuse. L’istanza è stata accolta dal settore Urbanistica nell’ottobre successivo e nel febbraio del 2014 è arrivata la necessaria delibera di giunta con la concessione dell’occupazione di suolo pubblico per 36 metri quadrati.

Nell’ottobre del 2014 una nuova richiesta, questa volta per il cambio di tipologia di attività da edicola a edicola-bar, destinata quindi anche alla vendita di alimenti e bevande. Il 18 dicembre il settore Attività economiche e produttive ha comunicato il diniego, così esplicitato in una nota dell’8 gennaio: non si può svolgere “un’attività di pubblico esercizio con somministrazione bar, ma solo attività di vendita di prodotti confezionati”.

Per quale ragione? L’ufficio comunale diretto da Paolo Rollo si appella al regolamento di Igiene approvato nel 2003 nel quale si indica al punto 4 dell’articolo 219 cosa si può vendere in un chiosco: prodotti ortofrutticoli freschi; bevande preconfezionate, alimenti non deperibili preconfezionati in contenitori sigillati senza manipolazione del prodotto alimentare; gelati preconfezionati in involucri originali o gelati prodotti in laboratori autorizzati; alimenti per cui è consentita la deroga per la vendita in forma itinerante. Ai due punti successivi si chiarisce che è vietata la vendita di pasticceria fresca e comunque contenente crema e panna, e la preparazione e manipolazione degli alimenti.

edicolariostodue-2Bisogna inoltre tener presente che, nel luglio del 2014 il consiglio comunale aveva già stabilito che, ad esclusione del centro della città (quello per intendersi delimitato dai viali) è consentita anche nei chioschi la vendita e la somministrazione di alimenti e bevande (rimanendo però vietata l’attività di ristorazione salvo che nelle marine dove ricorrano i requisiti igienico-sanitari).

Questa deroga ha creato di fatto una situazione di disparità: chi ha un chiosco in zona centrale non può servire, per esempio, un caffè, chi è fuori invece sì. Nei fatti però la situazione è più disomogenea perché, a seguito a quanto pare di contenziosi, anche nel salotto buono della città ci sono casi di somministrazione.

La storia continua: il 16 gennaio il richiedente, supportato da un legale, comunica formalmente di volersi attenere a quanto previsto dal regolamento nella vendita di prodotti alimentari. Una svolta, finalmente, sembra arrivare  nella scorsa estate, quando il settore Urbanistica rilascia, alla luce del parere positivo dell’Asl e della relazione suppletiva dell’ufficio tecnico comunale, il permesso di costruire “per l’esecuzione di modifiche interne finalizzate all’ampliamento dell’attività di edicola con l’installazione di una macchina da caffè e vendita di prodotti confezionati”.

Partita dunque finalmente l’attività del “Caffè-Edicola Ariosto”, che comporta impegni economici notevoli, sono però arrivati i controlli e con essi anche una multa di migliaia di euro. Ma come, si chiede il titolare? Ho un titolo che mi consente di mettere una macchina per il caffè e vengo sanzionato perché lo faccio? La questione diventa una battaglia di principio che oggi ha portato ad una protesta plateale con cartelli, pieni di interrogativi, apposti all’esterno della struttura: l’intento è quello di proseguire, all’esterno della stessa, con la vendita dei soli quotidiani. Molti cittadini si sono fermati a manifestare solidarietà, unendosi anche alla raccolta di firme.

In attesa di vedere come andrà a finire, la storia mette in risalto una diversa la posizione non certo convergente di due uffici comunali e, da un punto di vista più generale, la necessità di rivedere in maniera più omogenea il sistema delle autorizzazioni - dalla preparazione alla vendita passando per la somministrazione - dal punto di vista dei titoli edilizi, commerciali e sanitari. E quello, di conseguenza, delle verifiche. Un problema che non riguarda, evidentemente, soltanto i chioschi. 

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