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Traffico di droga dall’America del Sud, un altro arresto eseguito a Milano

Eseguita nel capoluogo lombardo, l’ordinanza di custodia cautelare nei riguardi del 30enne albanese coinvolto nell’operazione “Skipper” condotta dagli agenti della squadra mobile quattro giorni fa, ma si trovava in Belgio per lavoro

LECCE - Nel giorno del blitz “Skipper”, si trovava in Belgio per lavoro e, a causa delle restrizioni negli spostamenti legate all’emergenza Covid-19 ed essendo sprovvisto di un’autovettura, avrebbe dovuto attendere il primo volo utile per l’Italia. Così, Nebiu Roxhers, 30enne albanese residente a Taviano, è partito da Bruxelles ieri ed è giunto a Milano, dove nella notte è stato arrestato dal personale della Questura del capoluogo lombardo.

Il suo avvocato Angelo Ninni, con una mail, nella stessa giornata, aveva avvisato la Procura di Lecce dell’intenzione del ragazzo di ritornare nel paese in cui era destinatario insieme ad altre 25 persone dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita quattro giorni fa dagli agenti della squadra mobile di Lecce, con la Direzione investigativa antimafia.

Per lui, il giudice Cinzia Vergine, firmatario del provvedimento che ha colpito un collaudato sistema di traffico di droga transnazionale, ha disposto gli arresti domiciliari a Taviano. In particolare, nelle carte dell'inchiesta, Roxhers è accusato di per aver partecipato, con altri indagati (tra cui Giovanni Rizzo, 53enne di Taviano, Antonio Cioffi, 70enne di Nardò, Altin Sheaj, 42enne di Melissano), all’approvvigionamento di quattro chilogrammi di cocaina, il 12 maggio del 2018.

Il 30enne era già stato coinvolto in vicende legate allo spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare, finì nell’operazione “Amici miei” (dal termine usato per indicare le dosi di droga) condotta dai carabinieri della compagnia di Gallipoli, che accertarono seimila cessioni dall’ottobre del 2016 al giugno 2017 nelle piazze di Gallipoli, Taviano, Matino e Alezio, e nell’ambito della quale è già noto il verdetto: la condanna nel processo abbreviato, discusso dinanzi al giudice Sergio Tosi, fu di tre anni, diventati due (con l’annullamento dell’ordine di espulsione dall’Italia una volta espiata la pena) nella sentenza emessa il 20 febbraio 2020 dalla Corte d’Appello.

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