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Traffico di droga fra le province di Brindisi e Lecce, l'udienza preliminare

L'inchiesta dalla Dda. Epicentro: Torchiarolo. Rilevanti le dichiarazioni dei collaboratori Gioele Greco e Alessandro Verardi

LECCE – Udienza preliminare per i 48 imputati coinvolti nella vasta operazione dei carabinieri del comando provinciale di Brindisi, scattata a maggio del 2016, che ha avuto come epicentro Torchiarolo, proprio al confine territoriale con Lecce, e che porta anche nel Salento. Lo spaccio di stupefacenti, infatti, si sarebbe svolto con ramificazioni ovunque, come sta diventando sempre più consueto nelle nuove dinamiche criminali, in cui sono saltate molte delle vecchie “barriere” territoriali e sanciti nuovi accordi.

Tra gli imputati anche alcuni leccesi, come Simone Paiano, 24enne di Maglie; Valter Marcellino Ricciuti, 53enne di Calimera; e Cesario Longo, 38enne di Tricase, tutti rinviati a giudizio. Richiesta di patteggiamento, invece, per Daniele Pantaleo Mazzeo, 53enne di Vernole; e Mattia Panico, 28enne di Galatina. Altri tre hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato.  

Nella vicenda spicca un dato su tutti, che sembra rafforzare proprio quella tesi sulle nuove dinamiche: nell'ordinanza, infatti, sono riportati anche stralci di verbali di collaboratori di giustizia. Dichiarazioni ritenute attendibili dagli investigatori nella ricostruzione dei movimenti degli stupefacenti, così come nella suddivisione dei singoli ruoli.

Va detto, a tal proposito, che non ci sono solo le dichiarazioni del brindisino Fabio Fornaro, detto “La Belva”, in carcere per un omicidio avvenuto nel comune messapico nel 2007, ma anche conoscenze riferite da due leccesi ben noti alle cronache: i Gioele Greco e Alessandro Verardi, tramite i quali si è sollevato il velo su molti altri fatti legati anche alla Sacra corona unita, in realtà come quelle di Lecce e hinterland, ma anche Gallipoli.

I reati contestati a vario titolo dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce sono di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, ma anche plurime cessioni continuate di sostanze stupefacenti ed estorsione commessa con l’aggravante delle finalità mafiose. I dati sul blitz sono stati illustrati oggi presso il comando provinciale di Brindisi dei carabinieri dal procuratore Cataldo Motta.

Capo e promotore dell'associazione finalizzata al traffico di droga sarebbe Giuseppe Perrone, alias “Barabba”. Con la droga che sarebbe arrivata anche dal nord della Puglia, tanto che Andria sarebbe stata la piazza principale, raggiunta con due auto e un carro attrezzi nella disponibilità dei fratelli Maiorano, titolari di un'officina a Torchiarolo.

Al ritorno, l'auto di turno, imbottita di droga, sarebbe stata caricata sul carro attrezzi per raggiungere la provincia di Brindisi e poi smerciarla, partendo proprio dall’officina, senza destare troppi sospetti. I presunti sodali, facevano ricorso a termini in codice, specie per telefono. “Cugino”, ad esempio, sarebbe stato l'equivalente di 5 grammi; “cugina” avrebbe indicato una quantità doppia; “zio”, invece, i 20 grammi. Tutto documentato da intercettazioni ambientali e telefoniche.

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