Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca Trepuzzi

Traffico di droga a San Pietro e Trepuzzi: due gruppi sinergici, un “capo” tuttofare

Altri dettagli relativi alle indagini della squadra mobile di Brindisi, coordinate dalla Dda di Lecce, che hanno portato a 14 arresti. I ruoli dei personaggi di spicco e le dinamiche "inter-provinciali". Giovedì al via gli interrogatori

TREPUZZI - In 420 pagine di ordinanza di custodia cautelare in carcere, molti passaggi sono dedicati alla trascrizione e alla lettura ragionata delle intercettazioni. I "protagonisti" dei dialoghi, come accade in questi casi, preferiscono esprimersi sovente in dialetto. E un sampietrano e un trepuzzino sanno capirsi al volo, soprattutto quando serve. I 14 arresti di ieri, martedì 12 dicembre 2023, sono il coronamento di un'indagine portata avanti dalla squadra mobile di Brindisi e diretta dal vice questore Rita Sverdigliozzi, che in questi giorni ha salutato il capoluogo adriatico. Sotto l'egida della Dda di Lecce - pm Carmen Ruggiero -, gli agenti hanno ricostruito i traffici di droga tra San Pietro Vernotico e Trepuzzi. Vengono riconosciute due distinte organizzazioni. Il 57enne trepuzzino Salvatore Perrone viene ritenuto il dominus di entrambi i gruppi. A San Pietro, invece, gli investigatori hanno puntato i fari sul 52enne Massimiliano De Marco.

La genesi dell'inchiesta

Scorrendo nomi e fatti contenuti nell'ordinanza, firmata dal gip del Tribunale di Lecce Sergio Mario Tosi, è possibile ricostruire finalità e organigramma delle due presunte organizzazioni dedite al narcotraffico. Sempre ieri, il questore di Brindisi Annino Gargano e l'attuale capo della squadra mobile brindisina Giorgio Grasso hanno fornito alcuni dettagli sull'operazione, che ha visto la partecipazione di oltre 100 poliziotti. Il gip non ha ritenuto provata la contestazione relativa all'associazione mafiosa. Ma quella relativa al traffico di droga sì. Il capo b) viene contestato ai 14 arrestati condotti in carcere. Domani, giovedì 14 dicembre, prenderanno il via gli interrogatori di garanzia a carico di questi indagati. Le persone coinvolte a vario titolo nell'odierna indagine sono 25. Tra i personaggi coinvolti in questa inchiesta, alcuni nomi vengono storicamente ritenuti o inseriti nel panorama Sacra Corona, o comunque contigui a esso.

Il gruppo di Trepuzzi

Innanzitutto, la droga trattata: cocaina, hashish e marijuana. E anche eroina, che per qualche decennio si è "inabissata" ma di recente, come mostrato anche in altre indagini, è ritornata a maledire le piazze. Salvatore Perrone, come detto, è ritenuto "capo e promotore, forniva lo stupefacente ai partecipi che gestivano e operavano sulle varie piazze di spaccio, imponendo il prezzo di vendita, impartiva le direttive in ordine alla gestione delle medesime anche in ordine ad eventuali conflitti di competenza, dava disposizioni in ordine alle soluzioni delle questioni attinenti al pagamento delle forniture da parte dei vari partecipi, dava disposizioni in odine ai partecipi cui affidare le piazze di spaccio". I gruppi sarebbero due. Anche quello di San Pietro Vernotico è legato a Perrone: sarebbe lui a rifornire i vicini. Ma un capo che si rispetti deve anche saper delegare. E' qui che entrerebbe in gioco Carlo Coviello, 46enne di Trepuzzi: viene definiti stretto collaboratore di Perrone ed esecutore delle sue direttive.

Rimandendo sempre a Trepuzzi, per gli investigatori è il 49enne Massimiliano Renna colui che si occupa della custodia, dello stoccaggio, del confezionamento e della consegna dello stupefacente. Oltre alla detenzione di armi. Poi c'è Stefano Elia, 48enne residente nella marina di Casalabate. Una delle basi logistiche sarebbe proprio la sua abitazione. Un altro nome che compare nelle indagini è quello della 47enne Marcella Mercuri, residente a Sannicola. Sarebbe lei a occuparsi dello spaccio a Galatone. Dunque gli "affari" del gruppo non riguarderebbero solo l'Alto Salento. Infatti, viene spiegato che Mercuri rischierebbe di entrare in conflitto con altri gruppi, autoctoni. E' qui che interviene il presunto capo, Perrone, per dirimere le controversie. Infine, c'è il 44enne Vincenzo Catalano. La sua autofficina, sita in Trepuzzi, è ritenuta un'altra base logistica del gruppo. Lì vi si recava spesso Massimiliano De Marco.

Il gruppo di San Pietro Vernotico

Il rapporto tra quest'ultimo e Salvatore Perrone viene definito "privilegiato", se è vero come è vero che il primo si rivolgeva al secondo con l'appellativo di "signurìa". Nonostante il rispetto ostentato, Perrone sembra davvero stimare De Marco, sia per le sue capacità, che per le sue conoscenze, non solo a San Pietro Vernotico. Gli inquirenti ritengono assodato il rapporto di De Marco con i fratelli Annis e con Giuseppe "Aiace" Giordano (non coinvolto in questa indagine), condannato per l'omicidio in Montenegro di Santino Vantaggiato, avvenuto nel 1998. Tra gli arrestati c'è anche Luigi Giordano, cugino di Aiace. Ma la parentela non basta: lui sarebbe un sottoposto di De Marco e si occuperebbe della cessione a terzi. Un caso, filmato dai poliziotti, è eloquente: la consegna, da parte di Giordano, di una dose di cocaina a un imprenditore sampietrano (non coinvolto nell'indagine, ma semplice assuntore). I frame parlano da soli.

Sempre rimanendo su San Pietro, per gli inquirenti il ruolo apicale di Massimiliano De Marco appare assodato. Anche al 42enne Raffaele Pietanza, forte della sua parentale con gli Annis, vengono dedicati diversi passaggi dell'ordinanza, per rimarcare il suo ruolo. La fornitura dello stupefacente ai vari pusher sarebbe stato appannaggio, invece, del 36enne Cesare Sorio (detto Alberto). L'uomo di fiducia di De Marco sarebbe però il 41enne Giovanni Caputo: per gli investigatori, oltre a essere l'autista personale del "capo", "mostrava sicura competenza nella lavorazione dello stupefacente per la successiva cessione, partecipando alla attività di suddivisione dello stesso,  dando indicazioni agli altri sodali sulle modalità di preparazione e sul peso delle 'palle' da preparare".

I "confini" liquidi e il panorama malavitoso

L'indagine di cui si parla mostra la coesione di due distinti gruppi, operanti non solo in città diverse, ma anche in province differenti. I confini sono quasi sempre stati una convenzione umana. Anche per i traffici illeciti vale questo assunto. E così, scorrendo l'ordinanza, saltano all'occhio i nomi, con contatti diretti o indiretti, di altri personaggi noti e stranoti alle cronache giudiziarie locali. C'è un brindisino, volto di primo piano del contesto criminale, ma c'è anche un oritano, coinvolto in recenti indagini in materia di stupefacenti. Ci sono sì i canali dalla Basilicata o da Fasano, ma vengono nominati altri canali spagnoli, segno che la globalizzazione vale, da decenni ormai, per tutte le merci. Un ultimo esempio utile a comprendere la portata dei traffici riguarda Antonio Monticelli, 45enne di Campi Salentina: viene menzionato un suo viaggio "di lavoro" in Calabria, probabilmente dettato da sue presunte "conoscenze" in ambienti di 'ndrangheta.

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