Finanzieri infiltrati: sei arresti per un traffico internazionale di droga

L'operazione del Gico e del Nucleo di polizia tributaria coinvolge anche aderenti al clan "Vernel" della Scu. Sequestrati anche 65 chilogrammi di stupefacenti

Luca Capoccia Photo.

MERINE (Lizzanello)- Un finanziere in borghese, nella serata di ieri, ha raggiunto le campagne di Merine a bordo di una roulotte. Ad attenderlo, come da accordi, dei trafficanti di droga. E’ questa la “Genesi” di una omonima maxi operazione antidroga, conclusa con il sequestro di 65 chilogrammi di marijuana, del valore di circa 150mila euro, che ha puntato lo zoom sull’ennesimo, invisibile filo tra l’entroterra salentino e i Balcani. I militari del Nucleo di polizia tributaria di Lecce hanno eseguito quattro arresti nei confronti di altrettanti individui. Ai destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare, richiesta da sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia, Guglielmo Cataldi, si sommano anche altri due inagati, fermati in flagranza di reato con il maxi carico di stupefacente.

I provvedimenti emessi dal gip Michele Toriello hanno colpito anche i due colti sul fatto: Dorjan Pashaj, un 31enne nato a Durazzo e Leonidha Lapaj, 37enne originario di Valona. Mentre gli altri quattro arrestati sono invece: Bastri Caushaj, 54enne originario del Paese delle Aquile, ma residente a Merine, la frazione di Lizzanello; Pasquale Giannone, 32enne originario di Borgagne, la frazione di Melendugno; Albino Volpe, 57enne originario di Martina Franca ma residente a Borgagne e, infine, Antonio Leo, 37enne fratello di Andrea, a capo del clan “Vernel”, tra i più noti alle cronache locali. Sono accusati a vario titolo di di traffico di stupefacenti, detenzione e porto di armi da fuoco ed estorsione.

 Antonio Leo è indagato per una tentata estorsione nei confronti di Giannone: grazie ad alcune intercettazioni ambientali, la guardia di finanza ha incastrato il 37enne. Quest’ultimo, infatti, avrebbe minacciato Giannone con un fucile a canne mozze, per impedirgli l’attività di spaccio sul “suo” territorio. Oltre ala detenzione dell’arma e alla tentata estorsione, di cui non vi è ancora traccia, gli è stato contestata anche la modalità mafiosa. E’ durante la stessa indagine, inoltre, che i militari hanno potuto  la vicinanza di alcuni degli arrestati al clan mafioso “Vernel”, operante nell’area compresa tra Vernole e Melendugno, e costola della Sacra Corona Unita. Quelle tensioni tra l’attuale reggente del clan, Antonio Leo, e Giannone, non sono sfuggite agli occhi degli inquirenti. Al centro di quei dissapori, la suddivisione del “bacino di utenza” degli acquirenti di droga. “Erba”, ma non solo. Gli investigatori  hanno anche recuperato anche modeste quantitativi di cocaina durante l’indagine.

Tre agenti sotto copertura del Gico, il Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata, hanno finto di essere acquirenti: hanno teso la trappola al gruppo, e sono scattate le manette. I tre finanzieri si sono mostrati disponibili all’acquisto di un ingente partita di marijuana. E loro, i trafficanti,  hanno abboccato. Per diverse settimane sono stati pedinati, monitorati a distanza e continuamente intercettati. Al momento del blitz di ieri sera, i finanzieri coordinati dal colonnello Nicola De Santis hanno anche rinvenuto ulteriori 65,700  grammi di marijuana e, dalle successive perquisizioni, anche altri 123,15 della stessa sostanza. I sei sono stati condotti presso il carcere di Borgo San Nicola, alle porte di Lecce.

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