Cronaca

Travolse anziano in bicicletta dopo la rapina, ridotta la pena in appello

I giudici della Corte d’appello hanno accolto il ricorso presentato dal legale dell’imputato, che è tornato in libertà

Il luogo della rapina.

LECCE – Pena ridotta in secondo grado per Fabrizio Roma, 44enne di Novoli, accusato di rapina, lesioni, ricettazione e omissione di soccorso. I giudici della Corte d’appello hanno accolto il ricorso presentato dal legale dell’imputato, l’avvocato Francesco Tobia Caputo, ritenendo le circostanze attenuanti prevalenti sulle aggravanti, riducendo la pena inflitta in primo grado (2 anni e otto mesi in abbreviato) a un anno e dieci mesi. Roma, incensurato prima di questo episodio, è tornato in libertà.

I fatti si riferiscono all’aprile del 2015. Quella compiuta ai danni del supermercato "Di Meglio", una delle tante messe a segno in anni contraddistinti dalla crisi economica e criminali improvvisati, fu una rapina dai risvolti drammatici, che solo per una serie di fortuite coincidenze non sfociò in tragedia. Tutto avvenne in pochi minuti, in via Raffaele Degli Atti, alla periferia di Salice Salentino, quando le lancette segnavano le 19.30. In due, con il volto coperto da un passamontagna (uno fu ritrovato il giorno successivo dai carabinieri sulla provinciale Salice-Novoli) ricavato da alcuni indumenti, fecero irruzione nel supermercato. Uno dei due rapinatori, armato di una pistola, intimò al personale e ai clienti di stendersi a terra, mentre il complice prelevava il denaro dalle casse: 3mila e 500 euro.

Afferrato il bottino, i due raggiunsero l’autovettura parcheggiata all’esterno per guadagnare la fuga. L’auto era stata parcheggiata in maniera tale che l’autista fu costretto a compiere una manovra in retromarcia, durante la quale investì l’80enne. Un passante, accortosi di quanto stavo accadendo, cercò di mettere in salvo l’anziano, battendo con violenza le mani sulla parte posteriore dell’auto, per poi allontanarsi velocemente. Il secondo rapinatore, seduto sul lato del passeggero, scese dall’auto, vide l’anziano riverso a terra ma ordinò all’autista di proseguire la manovra. Fu solo la prontezza di riflessi a salvare la vita dell’80enne, che puntò un piede contro il paraurti posteriore. In questo modo fu spinto per alcuni metri sull’asfalto prima di essere sbalzato via. La vittima riportò un trauma cranico, alcune fratture e diverse escoriazioni.

La zona era sprovvista di videocamere di sorveglianza, particolare che non scoraggiò i carabinieri della compagnia di Campi Salentina, guidata allora dal maggiore Nicola Fasciano. Gli investigatori avviarono un’indagine peculiare, capace di far convergere, in perfetta simbiosi, gli strumenti classici dell'inchiesta e alcuni strumenti tecnologici all’avanguardia. Fondamentale si rivelò la testimonianza di sette persone, che descrissero la rapina dalla posizione e della prospettiva in cui si trovavano in quei concitati momenti. Un mosaico composto con pazienza e abilità dagli uomini dell’Arma, che riuscirono a risalire, grazie all’intuizione di uno di loro e alla descrizione dell’auto utilizzata, un’Alfa 147, al proprietario della stessa. Le targhe utilizzate erano state rubate a Novoli.

Dall’auto i militari risalirono al proprietario, Fabrizio Roma. Le ricerche dell’uomo inizialmente andarono a vuoto, ma nel garage trovarono l’Alfa di sua proprietà, su cui rinvennero i segni dell’impatto con la bicicletta e con un’altra vettura, le manate e l’impronta della scarpa. Nonostante le raccomandazioni di non toccare l’auto prima che fosse esaminata dalla scientifica, il 44enne ripulì la stessa. Un tranello che confermò ulteriormente i sospetti degli investigatori.

A quel punto entrò in scena il consulente della Procura, l’ingegnere Lelly Napoli, che analizzò le deposizioni dei testimoni, eseguendo con un particolare strumento centinaia di scatti per ricostruire l’esatto stato dei luoghi al momento della rapina e (con un particolare e costosissimo software che pochi posseggono a livello nazionale) una rappresentazione grafica tridimensionale dell’evento supportata da elementi oggettivi.

Un passaggio fondamentale delle indagini, che permise di chiudere il cerchio intorno a uno dei presunti autori della rapina. Il gip Stefano Sernia emise un’ordinanza di custodia cautelare, su richiesta della Procura (l’indagine era stata coordinata dai pubblici ministeri Giuseppe Capoccia e Carmen Ruggiero), nei confronti di Fabrizio Roma con l'accusa di rapina e lesioni aggravate, ricettazione e omissione di soccorso. Il classico insospettabile, incensurato e fuori dagli ambienti criminali, di professione fisioterapista. L’uomo spiegò di aver agito per pagare alcuni debiti.

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