Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Tre arresti e una fitta trama dietro al tentato omicidio in centro

Per il ferimento di Calignano, Angelo Caci, di Gela, è stato il primo fermato. Poi le indagini hanno condotto a Francesco e Giampiero, padre e figlio: si nascondevano in una casa a Lecce

Un momento della conferenza stampa odierna.

LECCE – Ha pagato col sangue il tentativo di “proteggere” un imprenditore da una richiesta estorsiva. E’ questa la ricostruzione degli inquirenti nel tentato omicidio di Gianni Calignano, il 27enne neretino che lunedì scorso è stato raggiunto da un colpo di pistola al torace. Uno “sgarro”, quello operato dalla vittima, che poteva costare caro e avere conseguenze ben più gravi, consumato in pieno giorno, dinanzi a passanti ignari e cittadini che, forse, hanno preferito voltare la testa dall’altra parte. La stessa vittima della tentata estorsione (avvenuta il 14 maggio), un imprenditore di origine siciliane, ha preferito rivolgersi al 27enne anziché denunciare.

Indagini, anche per questo, difficili e complesse ma al tempo stesso rapide ed efficaci, quelle compiute dai carabinieri del comando provinciale di Lecce. Una sinergia investigativa perfetta e vincente quella tra gli uomini del Nucleo investigativo, i carabinieri della compagnia di Gallipoli (guidata dal capitano Michele Maselli) e i colleghi della stazione di Nardò. Le indagini sono partite dall’arrivo in ospedale di Calignano, soccorso dall'amico Antonio Duma, 55enne che, qualche ora dopo averlo accompagnato, è finito in carcere per la detenzione finalizzata allo spaccio di circa 200 grammi di cocaina. Da lì si è sviluppato, attraverso riscontri di natura tecnica e investigativa, il paziente lavoro dei militari dell’Arma, che in poche ore sono riusciti a ricostruire dinamiche e modalità dell’agguato, identificando tre dei presunti autori.

(Guarda il video)

CACI angelo_1-2Il primo a finire in manette, sabato scorso, è stato Angelo Caci, originario di Gela ma residente a Novara, con un passato fatto di reati estorsivi consumati nel nord Italia. Caci (ritenuto molto vicino ai Russo) è stato fermato in un appartamento di Novara, dove aveva trovato rifugio per sfuggire alla cattura. Meno di ventiquattr’ore dopo i carabinieri hanno arrestato Francesco Russo, 64 anni, di Nardò (nome noto alle cronache), e il figlio Giampiero, 27 anni.

RUSSO FRANCESCO (1)-2Padre e figlio sono stati fermati dopo un’autentica caccia all’uomo. I due si nascondevano in un appartamento a Lecce. Le indagini si sono concentrate sin da subito sui tre arrestati, grazie ad alcuni importanti indizi raccolti nell’immediatezza dei fatti. Nei giorni scorsi gli uomini dell'Arma hanno sequestrato in casa dei Russo due station wagon, una delle quali sarebbe stata utilizzata proprio per l’agguato.

Secondo quanto ipotizzato dal sostituto procuratore Stefania Mininni, titolare del procedimento, a impugnare la pistola e sparare sarebbe stato Francesco Russo, mentre Caci avrebbe atteso in macchina. L’incontro chiarificatore fissato con la vittima si sarebbe dunque trasformato in agguato. L’accusa, avario titolo, è di tentato omicidio e di tentata estorsione.

RUSSO GIAMPIERO-2Quello di Francesco Russo, come detto, è un nome noto alle cronache giudiziarie, ritenuto dagli inquirenti un soggetto di elevato spessore criminale, che annovera condanne passate in giudicato. Per esempio: dieci anni per rapina, sequestro di persona, porto e detenzione di armi (il fatto commesso il 24 febbraio del 1983). E ancora, due anni per tentata estorsione (il 22 febbraio del 1995 a Nardò). Russo, inoltre, alla fine del 2010 è stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Canasta”, in quanto destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Lecce.

Nel novembre del 2015 è divenuta definitiva la confisca eseguita dalla Dia di Lecce di beni per 650mila euro. Si tratta di una villa di circa 540 metri quadrati, un locale commerciale, sette terreni, quattro conti correnti e due autovetture di grossa cilindrata.

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