Tre nomi per un omicidio. Gli arresti arrivano diciotto anni dopo i fatti

Omar Marchello di Lizzanello, Carmine Mazzotta di Lecce e Giuseppino Mero di Cavallino accusati di aver assassinato Gabriele Manca nel 1999. Le indagini del Ros si sono avvalse di dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Il luogo in cui fu trovato il cadavere (foto per gentile concessione de La Gazzetta del Mezzogiorno).

LECCE – Tre nomi per un omicidio. Un omicidio che riemerge dalle nebbie del tempo. Era il 5 aprile del 1999 quando il cadavere di Gabriele Manca, un giovane di Lizzanello, la cui scomparsa si fece risalire al 17 marzo di quell’anno, fu ritrovato nelle campagne lungo la strada che collega Lizzanello alla sua frazione, Merine. Aveva solo 21 anni.

Ora, in tre sono chiamati a rispondere di quei fatti. Già agli arresti per altri reati, sono tutti volti molto noti nell’ambito del panorama criminale salentino (e in particolare di Lecce e hinterland). Si tratta di: Omar Marchello, 39enne di Lizzanello; Carmine Mazzotta, 44enne di Lecce; Giuseppino Mero, 53enne di Cavallino.

A presentargli il conto sono stati questa mattina di i carabinieri del Reparto operativo speciale di Lecce. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura. L’accusa è di quelle che tolgono il sonno, specie a distanza di tanto tempo: concorso in omicidio aggravato, oltre a porto abusivo di armi. C’è anche un quarto nome fra quelli degli indagati, ma non è stata emessa in questo caso un’ordinanza.

Colpito alle spalle. Poi il colpo di grazia

Manca fu trafitto da diversi colpi di pistola calibro 7,65, esplosi alle spalle, alcuni da breve distanza. Per non lasciargli scampo. All’epoca il medico legale collocò la morte in un momento compatibile con il giorno della scomparsa. Stando alla ricostruzione, la vittima fu colpita mentre stava tentando di fuggire. Poi, probabilmente accasciatasi ormai priva di forza, fu inferto il colpo di grazia.

Gli attriti fra Manca e Marchello

Omar Marchello-2Già all’epoca le indagini permisero di inquadrare il contesto dell’agguato. Si accertò un contrasto divenuto insanabile fra Manca e, in particolare, Omar Marchello. Circa un paio di anni prima dell’omicidio, durante una discussione sorta, probabilmente, per questioni legate allo spaccio di droga nella zona di Lizzanello, Marchello sarebbe stato ferito al volto con un coltellino da Manca. Dopo questo primo smacco, Manca avrebbe continuato negli attriti verso Marchello, fino a definirlo “infame” per aver sporto denuncia contro di lui in seguito al ferimento.

Carmine Mazzotta-2Oltre a queste circostanze, ve ne sarebbe un’altra che rafforzerebbe il quadro indiziario. Pare che Manca avesse deciso di spacciare stupefacenti in autonomia e senza essere autorizzato da Marchello e dal suo gruppo di riferimento. Tutti fattori che potrebbero rappresentare un movente valido per eleminare Manca. Anche perché certi comportamenti avrebbero rischiato di indebolire la credibilità dell’associazione criminale che operava in zona.

Le indagini: testimonianze e riscontri

Mero-3Le indagini si sono avvalse sia di dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, sia di riscontri dei carabinieri del Ros. Fino ad arrivare a un provvedimento restrittivo emesso il 21 dicembre scorso e oggi eseguito.

Molto credito è stato attribuito soprattutto alla testimonianza di Alessandro Verardi, già esponente di vertice del sodalizio mafioso che all’epoca operava su Merine, Lizzanello e Cavallino. Questi ha riferito che Marchello avrebbe deciso di uccidere Manca con Carmelo Mazzotta, esponente dello stesso gruppo criminale, in un agguato stato teso con la complicità di Giuseppino Mero (attivo a sua volta nel traffico di stupefacenti nella stessa area), che lo avrebbe condotto nella campagna dove ad attenderlo vi erano gli altri.

“Farai la fine di Manca”

A carico di Marchello vi sono anche altri indizi. In seguito ad alcune dichiarazioni raccolte nel 2015 nell’ambito di un altro procedimento, è emerso che in un’occasione questi, dopo un’aggressione a cui uno degli indagati aveva assistito, lo avrebbe espressamente minacciato, affermando, testualmente: “E tie non ha istu nienti se no te fazzu fare la fine ca n’aggiu fattu fare allu Gabriel Manca mangiato te li cani intru alle campagne”.

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I fatti sono lontani nel tempo, ma le esigenze cautelari sussistono, per il gip, in considerazione del fatto che il delitto è inquadrato in un ambito associativo. Marchello, Mazzotta e Mero sono ritenuti stabilmente e attivamente inseriti nello stesso contesto criminale.

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