Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Tre sentenze ordinano al Comune l'esecuzione delle opere di urbanizzazione

L'amministrazione di Calimera ha 120 giorni a disposizione per eseguire le opere primarie di allaccio dalla rete idrica e gas metano in via Petrarca, dopo che ben tre volte il tribunale amministrativo di Lecce ha condannato l'ente

CALIMERA - Ben tre  sono  le  sentenze  del  Tar di Lecce, che hanno condannato il Comune di Calimera per la mancata realizzazione “di un bene primario di vita”, l’ultima, in ordine di tempo, è arrivata il 3 gennaio 2014. La vicenda ha inizio nel 2011, quando i proprietari di un'abitazione in via Petrarca, dopo aver versato nelle casse comunali la “modica” somma di euro  6.801,48 a titolo di oneri di urbanizzazione, richiedevano l’allaccio alla rete idrica e del gas metano.

L’amministrazione comunale, come racconta l'avvocato che segue gli interessi dei proprietari, Antonella Vinci, era stata più volte diffidata ad eseguire i lavori di urbanizzazione primaria (rete idrica, fognante e di distribuzione gas) necessari al fine dell’ottenimento dell’agibilità. Non avendo, però, ricevuto riscontro, hanno proposto ricorso al Tar, riscontrando alcune violazioni alle normative, tra cui l’obbligo di provvedere con atto motivato e l'omesso esercizio della funzione amministrativa.

Il 29 settembre 2011, è stata pubblicata la prima sentenza (numero 1675/2011) del Tribunale amministrativo di Lecce - sezione III,  che ha accertato l'illegittimità del silenzio - inadempimento serbato dell'ufficio tecnico comunale di Calimera. Il silenzio dell’amministrazione, costato circa  euro 3500,00  alle casse comunali, è stato  sanzionato dal giudice amministrativo sul richiamo dei principi di affidamento, legittima aspettativa, trasparenza, partecipazione, correttezza e buona amministrazione di cui all’articolo 97 della Costituzione, nonché per la violazione di “un preciso dovere di correttezza e buona amministrazione in rapporto alla qualificata aspettativa del privato ad un’esplicita pronuncia” (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 26.11.2009, n. 7432).

Solo dopo l’intervenuta sentenza di condanna, il dirigente dell’ufficio tecnico comunale dichiarava che: “nel bilancio di esercizio corrente non è stata programmata la realizzazione per estensione di opere di urbanizzazione (acqua e fogna) esistenti. Resta inteso però che l’agibilità è subordinata all’esistenza delle opere di urbanizzazioni primarie”.

Il rifiuto espresso dell’amministrazione comunale è stato impugnato dinanzi al giudice amministrativo, involgendo la pretesa del privato alla “provvista di un bene primario di vita”. Anche il secondo ricorso proposto dai proprietari dell’immobile de quo veniva accolto dal Tar (sentenza n. 1481/2012), che ha condannato il Comune all’esecuzione delle opere.

Il Comune di Calimera, tuttavia, ha continuato a disattendere le pronunce del Tar, come racconta il legale, oltre a non eseguire le opere di urbanizzazione e ciò in grave violazioneNuova immagine bitmap-5 delle disposizioni di legge. L’amministrazione ha preferito resistere in giudizio, nonostante risulti evidente che non potesse sottrarsi agli obblighi previsti all’articolo 12 del D.P.R. 380/01, trattandosi di beni primari della vita.

Passata “in giudicato la sentenza” l’ordine del Tar è divenuto esecutivo e, a  fronte della continua inottemperanza dell’amministrazione, si è proceduto ad un nuovo ricorso, il terzo, volto all'esecuzione del giudicato. L’amministrazione comunale, imperterrita, si è costituita in giudizio ma ancora una volta il tribunale (sentenza 10/2014) ha condannato nuovamente il Comune di Calimera all’esecuzione dei lavori entro 120 giorni  oltre alla rifusione delle spese di lite. Le spese legali ad oggi ammontano a circa 9mila euro, a cui vanno se ne aggiungono altri 18mila per eseguire le dovute opere di urbanizzazione.

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