Tredici rapine in due anni nel basso Salento, tre condanne in abbreviato

In cinque sono comparsi dinanzi al giudice, che ha assolto due degli imputati con formula piena, per non aver commesso il fatto

LECCE – Una vera e propria banda di rapinatori seriali, specializzati in assalti a uffici postali, tabaccherie, farmacie, stazioni di servizio e altri esercizi commerciali. In cinque hanno scelto il giudizio con rito abbreviato nell’ambito dell’operazione condotta dai carabinieri della compagnia di Casarano (guidata dal capitano Clemente Errico e dal tenente Gaetano Mitola) al termine di una lunga e complessa attività d’indagine condotta in collaborazione con i colleghi dell’aliquota dei carabinieri della polizia giudiziaria (al comando del colonnello Antonio Massaro).

DEIANA-Daniele.-n.-gallipoli-30.01.1991-3Minicozzi-Andrea-2Oggi, il gup Cinzia Vergine ha condannato a otto anni Daniele Deiana (nella foto), 25enne di Ugento; 3 anni e otto mesi per Andrea Minicozzi (nella foto), 30enne; e 3 anni e cinque mesi per Davide Bruno, 29 anni. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Donata Perrone, Francesco Fasano e Sonia Cavalera. Per Donato Parrotto, 45enne di Casarano, ex collaboratore di giustizia, il giudice valuterà la richiesta di patteggiamento.

Assoluzione piena, invece, per non aver commesso il fatto, per Salvatore De Gaetani, 32enne; e Vincenzo Minicozzi, 27 anni; per cui l’accusa ha chiesto rispettivamente 12 anni e 6 anni di reclusione. Il giudice ha condiviso in pieno la tesi difensiva del loro legale, l’avvocato Mario Coppola, che ha confutato la tesi accusatoria dimostrando l’assoluta estraneità degli imputati ai fatti contestati. In particolare come le dichiarazioni di Donato Parrotto siano state smentite da varie fonti di prova. De Gaetani e Minicozzi, che si trovavano agli arresti domiciliari, sono tornati in libertà.

Tredici le rapine attribuite alla banda (secondo i casi avrebbero agito tutti insieme o solo alcuni), più una tentata, tutte eseguite nel Basso Salento tra il 2011 e il 2012. Assalti eseguiti con lo stesso modus operandi: utilizzando autovetture rubate qualche giorno prima e poi abbandonate dopo la rapina, armi (fucile o pistola), massima rapidità e violenza. L’operazione è stata denominata “stop and go” per la rapidità con cui sono stati messi a segno i colpi, in alcuni casi anche più di uno nel corso della stessa serata.

Tra i colpi attribuiti alla banda quello commesso nell’ufficio postale di Morciano di Leuca nel maggio del 2011 (bottino 40mila euro), e di Patù nel novembre del 2011 (bottino 15mila euro). In entrambi i casi oltre agli incassi i rapinatori, dopo aver seminato il terrore, portarono via preziosi, borse e contanti dei clienti. Vi sono poi gli assalti alle stazioni di servizio di Casarano, Ugento e Ruffano, e ai danni di alcuni supermercati. Nel maggio del 2012 vittima della banda fu una famiglia di Ugento, titolare di un supermercato. I malviventi attesero la chiusura dell’esercizio commerciale ed entrarono in azione: dopo aver chiuso la strada con un’auto rubata, esplosero un colpo in aria con un fucile a canne mozze e si impossessarono dell’incasso, circa 17mila euro.

A dare una svolta nelle indagini, l’arresto, nel novembre del 2012, di Parrotto. La sera del 19 ottobre 2012, alla vista dei militari che transitavano per una delle vie del centro cittadino in servizio antirapina, due individui con il volto coperto si diedero alla fuga. I carabinieri di Melissano recuperarono una Fiat Uno rubata a Ugento, al cui interno vi era un fucile a canne mozze con due proiettili calibro 16, due passamontagna, un berretto e due paia di guanti. In una via adiacente fu anche ritrovata una maglietta che Parrotto, ripreso dalle videocamere di videosorveglianza della zona, si era sfilato nel corso dell’inseguimento e che aveva provato a recuperare all’alba del giorno dopo. Da lì l’identificazione e l’arresto.

Dalla cattura del 45enne si è sviluppata una meticolosa e capillare attività d’indagine attraverso riscontri, intercettazioni, dichiarazioni, fotogrammi, tabulati e analisi del Dna che hanno permesso di collocare sul luogo delle rapine gli arrestati. Un’indagine complessa, che da un lato ha visto l’attività sul campo dei carabinieri della compagnia di Casarano, dall’altro l’attività “sotto traccia” della polizia giudiziaria che ha messo insieme, come i tasselli di un puzzle, le varie rapine compiute e i vari fascicoli.

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