Incatenati allo scalo ferroviario di Surbo: "Vogliamo tornare a lavorare"

Dieci addetti alle pulizie dei convogli, in pausa da ottobre per un calo di lavoro, non sono più tornati in servizio. Aspettano una chiamata da Compass, azienda che avrebbe dovuto riassorbirli, ma "nessuno ci presta attenzione"

Foto LeccePrima (tutti i diritti riservati).

 

SURBO - Si sono incatenati ai cancelli dello scalo ferroviario di Surbo, sfidando il freddo pungente e l'indifferenza di quanti, "dall'alto", sembrano voler ignorare la loro situazione.

Dieci addetti alle pulizie dei convogli di Trenitalia (lo scalo ospita solo treni a lunga percorrenza) sono in stand-by da ottobre: gli avevano chiesto di sacrificare il salario per due mesi, a causa di una diminuzione delle commesse, giustificata con i tagli al comparto. E loro hanno accettato. Nell'attesa, fiduciosa, di essere richiamati a gennaio.

Ma l'inizio del nuovo anno, li ha resi "trasparenti" – denunciano loro – agli occhi della dirigenza di Compass, l'azienda vincitrice dell'appalto di pulizie nel 2009. "Anche oggi gli amministratori venuti da Torino, più volte contattati, invano, tramite telefono - avvisano i lavoratori - pur essendo a Lecce, non hanno hanno voluto incontrarci".

La situazione è immutata da mesi, ma la loro vertenza annovera dei precedenti simili. Era il 2008, infatti, quando vennero assunti dalla cooperativa Tresse (pima subappaltata del servizio) con contratto part-time e a tempo indeterminato, per una paga di 40 euro al giorno. Dopo qualche mese, è arrivato il primo stop e infine il licenziamento. "I ragazzi avanzavano tre mensilità di stipendio, di cui hanno recuperato il 65 per cento solo grazie all'intervento dei sindacati, – spiega il delegato Cisl, Christian Rizzato – e la cooperativa non ha nemmeno versato i contributi perchè non riceveva denaro dall'anello intermedio dell'appalto".

scalo di surbo 007-2Quando è subentrata Compass, "in seguito ad un accordo firmato a Roma con Trenitalia, avrebbe dovuto attingere dal bacino di lavoratori Tresse". I dieci operatori, invece, sono tornati sul cantiere a maggio del 2010 al soldo di un'agenzia interinale, con contratto rinnovato di mese in mese. Fino alla nuova pausa che li ha spinti a protestare.

All'indifferenza e al silenzio denunciati dai manifestanti, si somma la beffa del lavoro che continuerebbe, incessante, presso lo scalo di Surbo. Stando a quanto riferisce Rizzato, lo scalo non sarebbe mai stato interessato dai presunti tagli: "Al contrario, il personale interno fa gli straordinari mentre noi siamo fuori, e il servizio di pulizie straordinarie è solo aumentato".

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"Siamo stati ripetutamente invitati da Trenitalia a trovare un altro impiego", denunciano loro. Ma da quel cancello non si muoveranno e ora minacciano pure un'occupazione dei binari.

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