Omfesa, la vertenza viaggia su un binario morto. Treni fermi per due ore

Una cinquantina di operai hanno bloccato la circolazione ferroviaria, occupando i binari della stazione di Trepuzzi. Un gesto estremo di disperazione causato dall’ennesimo rinvio del tavolo ministeriale e dal diniego di Assifer. Nuova convocazione l’8 aprile

Repertorio.

LECCE – L’esasperazione dei lavoratori della morente azienda metalmeccanica Omfesa ha determinato un nuovo, intenzionale, disagio: 50 operai, ormai disposti a tutto pur di non far spegnere i riflettori sulla loro drammatica condizione, hanno occupato i binari della stazione di Trepuzzi. Per oltre due ore, dalle 9.20 alle 11.30 di questa mattina, causando la sospensione della circolazione ferroviaria sulla linea Brindisi –Lecce.

Il blocco dei treni ha coinvolto, nel dettaglio, il regionale 12483 (Foggia – Lecce), fermato dai manifestanti per circa due ore e mezzo a Trepuzzi, un convoglio a lunga percorrenza partito con un ritardo di 30 minuti e due treni regionali limitati a Brindisi. Solo a metà mattina, quindi, la situazione è stata normalizzata dal gruppo Ferrovie dello Stato, ma i problemi non sono certamente mancati.

La protesta, inscenata su due piedi e senza alcun preavviso, è figlia di uno stato d’animo ben noto a tutti: sindacalisti, politici ed istituzioni. Acuita ed esasperata dall’ennesimo rinvio del tavolo ministeriale, programmato per l’11 marzo e posticipato a data da destinarsi, almeno fino alle ultime novità pervenute solo questa mattina. Il colpo di teatro degli operai è quindi servito, quanto meno, a dare una scossa. Un’accelerata sul lungo percorso di trattative, giunte ad un punto morto dopo la decisione di Assifer, società romana specializzata nel settore ferroviario,  di non investire più nel progetto di riqualificazione dello stabilimento.

Nessun affitto, tantomeno la cessione di un ramo di azienda: quel contratto proposto dalla Curatela fallimentare di Omfesa è divenuto carta straccia a causa delle consistente contrazione della commessa. L’ultima lasciata da Trenitalia: 3 milioni di euro, ridotti all’osso perché un primo sopralluogo nello stabilimento vuoto ha ottenuto un esito imprevisto e drammatico. Su 29 carrozze in giacenza, se ne possono salvare appena sei. Il magro bottino di 100 mila euro attuali non fa gola più a nessuno. Ed è comprensibile il diniego nel nuovo investitore, al pari della mortificazione degli operai che in quella pallida manifestazione d’interesse avevano riposto le ultime speranze.

Si tornerà sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico tra una manciata di giorni: l’8 aprile è la nuova data della convocazione, comunicata proprio questa mattina dal sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, alla prefettura di Lecce, al Comune di Trepuzzi e quindi ai sindacati metalmeccanici. L’impegno delle istituzioni è valso a strappare un appuntamento nel quale è garantita anche la presenza dell’attore principale della vertenza: Trenitalia.

“La partita si gioca tutta, ancora, intorno all’impegno che Trenitalia deve al territorio – ha commentato Piero Fioretti, segretario Uilm Uil- : il suo sforzo deve andare unicamente nella direzione del lavoro, per rendere lo stabilimento ancora attraente per gli investitori. Perché, così come stanno le cose, nessuno vi può trovare una convenienza economica”.

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