Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca Via Kennedy

Pioggia di proiettili nel bar: freddato 45enne, grave suo figlio. Fermato presunto killer

Il feroce omicidio è avvenuto nella notte all'interno del "Gold bar music restaurant" di viale Kennedy di Trepuzzi, in viale Kennedy. La vittima è uno slavo di 45 anni ospite del campo "Panareo". Ferito suo figlio. Sul posto i carabinieri del Nucleo investigativo e della compagnia di Campi Salentina

TREPUZZI – Quindici colpi d’arma da fuoco, i corpi di padre e figlio straziati da una pioggia di proiettili calibro 9x19 sparati perforando la porta d’alluminio del bagno di un bar.  Un intero caricatore svuotato fino all'ultimo bossolo. E la svolta alle indagini arrivata nel giro di poche ore. I carabinieri hanno rintracciato e trascinato in caserma Fabio Antonio Perrone, 41enne di Trepuzzi, pregiudicato. Aveva ancora una pistola addosso. Si tratta di una Crvena Zastava, di fabbricazione serba. ?

Torchiato per tutta la giornata, alla fine è stato dichiarato in arresto. Da valutare la presenza di un eventuale complice, qualcuno che potrebbe quantomeno aver fiancheggiato l’indagato. Perrone, che non ha risposto a una sola domanda degli inquirenti (e che abita in Toscana: nel suo paese d'origine era solo di passaggio), è difeso dall’avvocato Antonio Savoia

Freddo e cinico: un bagno di sangue  

Il sicario (forse accompagnato da un altro uomo, ma è un aspetto da chiarire), non ha neanche guardato negli occhi le sue vittime, prima di affondare il dito sul grilletto. Bam-bam-bam. Una sequenza terrificante e interminabile, secondi che si sono allungati a dismisura distorcendo la percezione del tempo in chi, attonito, aveva visto pochi attimi prima vittime e carnefici fare irruzione nel locale, passare davanti al bancone come saette e dirigersi verso il piano rialzato. Non c’è stato neanche il tempo materiale di capire bene cosa stesse avvenendo. 

Fabio Antonio Perrone-2La fredda e lucida determinazione nel massacrare senza pietà Fatmir Makovic, 45enne, montenegrino, già noto alle forze dell'ordine, e suo figlio 16enne, è tutta nel numero di colpi. E’ stata un’esecuzione feroce, spietata, rabbiosa, quella consumatasi nella notte all’interno del “Gold bar music restaurant” di Trepuzzi. I due hanno tentato di rifugiarsi nel bagno per sfuggire alla violenza cieca. Non sapevano che si stavano infilando in una trappola mortale. La finestra è sormontata da una solida grata di ferro antintrusione. E così non hanno avuto scampo. 

C‘è stato però un imprevisto che avrà messo subito in agitazione l'assassino: il ragazzo non è morto. Ferito, e in modo grave, certo. Ma respirava ancora quando i soccorritori hanno spalancato quella porta per ritrovarsi di fronte a una scena degna del più visionario fra gli sceneggiatori di thriller.

Probabilmente il padre ha fatto scudo con il corpo, impedendo che il ragazzo fosse trafitto in modo letale. Il giovane è stato però colpito in tre punti ed è stato trasportato d’urgenza presso l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce in codice rosso con un’ambulanza del 118. E’ ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione, con lesioni al volto e alle gambe. Un proiettile gli ha letteralmente trapassato una guancia, uscendo al di sopra di uno zigomo. E’ un miracolo che non gli abbia toccato il cervello.  

Il drammatico epilogo s’è consumato intorno alle 2 di notte. Forse, all’origine, un regolamento di conti o un litigio. Antefatti che comunque devono trovare una collocazione precisa nello spazio e nel tempo, ma che hanno avuto come teatro finale la toilette dell’esercizio pubblico. E quanto stridore fra il sottofondo soft della musica lounge, che aveva fatto da sfondo sonoro a un venerdì sera da gustare fra cocktail e chiacchiere di comitive di amici, e la furia omicida che di lì a poco si sarebbe abbattuta. 

La nottata volgeva ormai al termine e proprietari e personale del bar si stavano apprestando a chiudere i battenti, quando all’improvviso sono entrati, correndo, Makovic e il giovane. Erano seguiti alle spalle da quell'individuo, armato e con il volto scoperto. Poi gli spari, le urla, il silenzio. E la fuga, a piedi.    

 

Il 45enne e suo figlio erano fra i tanti ospiti del campo “Panareo”, lungo la litoranea adriatica, a nord di Lecce, dove sono stanziali intere famiglie di rom. Non è ancora chiaro perché questa notte si trovassero dentro Trepuzzi. Può darsi che avessero un appuntamento con la persona (o le persone) che di lì a poco avrebbe manifestato le sue intenzioni omicide. Forse un chiarimento per precedenti screzi, terminato nel peggiore dei modi. 

Tant’è. A un certo punto le sagome dei quattro sono state viste sbucare in viale John Fitzgerald Kennedy, la lunga bretella che collega l’ingresso del paese con il centro. Padre e figlio si sono fiondati nel locale, attirati dall’insegna ancora accesa. L’unico luogo dove, istintivamente, devono aver pensato di poter essere al sicuro. Il killer, però, non si è fermato neanche davanti a questo. Ha fatto a sua volta ingresso, portando a termine la missione di morte. 

Sul posto, per le indagini, sono intervenuti i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, comandanti dal capitano Biagio Marro, i militari della stazione locale e della compagnia di Campi Salentina, coordinati dal comandante del Nucleo operativo, il tenente Giovanni Carlo Porta. 

I rilievi sono stati affidati agli specialisti del reparto investigazioni scientifiche, sotto la guida del luogotenente Vito Angelelli. Il fascicolo è in mano al pubblico ministero di turno, Francesca Miglietta, che s’è recata per un sopralluogo sulla scena del crimine con i militari. Sul posto è intervenuta anche una pattuglia della polizia locale. 

ZASTAVA CC LECCE 29 03 2014-2Gli inquirenti hanno ascoltato i presenti per carpire elementi preziosi. Per cercare di ricostruire movente e autori materiali del delitto, hanno sentito anche i parenti delle vittime e altri residenti del campo. I carabinieri stanno cercando soprattutto di comprendere quali siano stati gli ultimi movimenti di padre e figlio, le frequentazioni abituali e più recenti, eventuali attriti sorti nel tempo.

Fondamentale, qualora fosse in grado di parlare, potrebbe essere però soprattutto la testimonianza del giovane rimasto colpito dai tre proiettili. Al momento, però, è immobile in una stanza d’ospedale. Nei corridoi assiepate una ventina di persone, tra famigliari e amici più intimi.  

Il corpo di Makovic, invece, è stato trasportato presso la camera mortuaria nel nosocomio del capoluogo. A breve il medico legale Alberto Tortorella riceverà l’incarico per svolgere l’autopsia.

La svolta nell'indagine

I carabinieri hanno sorpreso l'uomo presso un’abitazione estiva di proprietà di suoi parenti. Addosso aveva tracce ematiche, riconducibili a un essere umano. Durante la perquisizione in quell'immobile, a Casalabate, in cui era ospite nel suo soggiorno salentino, è stata sequestrata una pistola semiautomatica calibro 9, ritenuta nella sua disponibilità. La Crvna Zastava aveva matricola abrasa ed è risultata compatibile con quella impiegata per l'efferato omicidio.

Altri indizi sono emersi dalle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti, ossia dagli avventori presenti nel locale. A Perrone, presunto affiliato alla Scu, è stata contestata l’aggravante delle modalità mafiose. Il delitto, secondo gli inquirenti, sarebbe da inquadrare nell'ambito di diverbi per futili motivi che risalirebbero ad una precedente lite tra l’arrestato e un gruppo di nomadi del campo "Panareo".

Il nord Salento, violenza e paura

Il nord Salento, e in particolare proprio la zona di Trepuzzi, è stata negli ultimi tempi scenario di vicende di cronaca che scuotono gli animi. Ci sono ancora da sondare fatti più o meno recenti, stabilire eventuali collegamenti, riannodare i fili di tante storie.

Basti pensare a quanto avvenuto nel settembre dello scorso anno, con le pistolettate contro diverse attività commerciali, solo per citare un caso. Lo stesso campo "Panareo" è stato proprio nei giorni scorsi il luogo in cui s'è consumata una particolare aggressione. E poi ci sono stati altri omicidi, tentati o riusciti. Tutti episodi citati nello speciale odierno. E sebbene sia ancora del tutto prematuro stabilire un nesso fra i tanti episodi che si stanno avvicendando, restano forti le perplessità e le paure di un'intera comunità per una recrudescenza criminale che se non rimanda (almeno negli effetti) agli anni bui del cruento scontro di mafia degli anni '90, poco ci manca.    
 

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