Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

L'operazione "Maciste", la parentela con il boss: il profilo dell'arrestato per omicidio

L'uomo di 41 anni arrestato nelle scorse ore perché accusato dell'omicidio di Fatmir Makovic, 45enne, e del tentato omicidio di suo figlio 16enne, ha un passato molto turbolento. E un singolare fatto alle spalle: ricercato per un altro omicidio, durante la sua latitanza fu annullata l'ordinanza

TREPUZZI – Il ritorno nella sua Trepuzzi, la cittadina che gli ha dato i natali, potrebbe essere stato fatale per Fabio Antonio Perrone, l’uomo di 41 anni arrestato nelle scorse ore perché accusato dell’omicidio di Fatmir Makovic, 45enne, e del tentato omicidio di suo figlio 16enne. Il 41enne, infatti, da alcuni anni aveva lasciato il Salento e si era trasferito in una cittadina della Toscana (nei pressi di Massa Carrara). Ignoti, al momento, i motivi del suo ritorno in Puglia.

Difficile anche stabilire cosa abbia portato Perrone (legato da un sottile vincolo di parentela ad Antonio, noto boss della Sacra corona e autore del libro “Fine pena mai”) a scontrarsi violentemente con le vittime, in una lite poi degenerata nel sangue e in tragedia. Ipotesi e tesi, però, ancora tutte da dimostrare, nonostante a inchiodare il presunto assassino vi siano numerose testimonianze e una lunga serie di indizi raccolti nel corso delle tanto brevi quanto efficaci indagini condotte dal Nucleo investigativo guidato dal capitano Biagio Marro. L’arrestato, assistito dall’avvocato Antonio Savoia (foto (79)-2-4nella foto), è rimasto in silenzio dinanzi agli inquirenti che lo incalzavano con le domande, con lo sguardo fisso verso un punto indefinito e l’espressione imperturbabile.

Quello di Fabio Perrone è comunque un nome già noto alle cronache giudiziarie. Il suo era uno dei quasi quaranta nominativi destinatari di ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Maciste”, condotta nel settembre del 2009 nella provincia del capoluogo salentino e in altre zone del territorio nazionale dalla polizia di Stato di Lecce e dai carabinieri del Ros, che aveva colpito i presunti autori e i mandanti di oltre 18 omicidi e 10 tentati omicidi, protagonisti della guerra per il controllo del territorio che ha coinvolto i clan leccesi dei De Tommasi e dei Tornese, trasformandosi poi in faida interna al gruppo De Tommasi.

In particolare, Perrone era accusato (con Marcello Dell’Anna, Pietro Leo e Francesco Giovanni Monte) del duplice omicidio di Vincenzo Martena e Paolo Spada e del tentato omicidio di Giovanni Spada (avvenuti a Carmiano il 5 gennaio del 1993). Il 41enne originario di Trepuzzi era però sfuggito alla cattura, rimanendo latitante fino a quando il Tribunale del riesame non aveva annullato l’ordinanza emessa nei suoi confronti. Fatti per cui non vi è mai stato un seguito giudiziario e processuale. Oggi per Fabio Perrone, che ha già scontato una lunga condanna (18 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso, armi e droga), si sono nuovamente aperte le porte del carcere di Borgo San Nicola. 

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