Cene e merce gratis contando sui trascorsi nella Scu: in carcere

I carabinieri hanno arrestato Emiliano Vergine, 42enne di Trepuzzi, già condannato nel 2003 per associazione mafiosa. Il gip Edoardo D'Ambrosio evidenzia la caratura criminale dell'uomo. C'è chi deve avere soldi persino fino a 3mila euro

TREPUZZI – Avrebbe fatto leva sul suo semplice nome per approvvigionarsi di ogni tipo di bene, vessando alcuni commercianti di Trepuzzi e Squinzano. Senza mai versare un centesimo. In carcere è finito Emiliano Vergine, 42enne di Trepuzzi, già condannato nel 2003 per associazione mafiosa. Inserito all’epoca nel clan De Tommasi della Scu, con ruoli anche dirigenziali, più di recente è stato condannato in appello a nove anni e quattro mesi nell’ambito dell’operazione “Vortice Déjà Vu” su un vasto traffico di stupefacenti.

E’ stato il giudice per le indagini preliminari Edoardo D’Ambrosio a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita dai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Campi Salentina. E sono stati gli stessi militari a indagare sul conto di Vergine, sia ascoltando varie testimonianze, sia con intercettazioni, scoprendo che diversi esercenti erano sotto il tiro dell’uomo. Il quale, avrebbe chiesto merce, o si sarebbe persino fatto portare cene a casa (visto che ai domiciliari), senza mai pagare.

Secondo gli investigatori, bastavano semplici telefonate per provocare assoggettamento e realizzare, sostanzialmente, delle estorsioni. Difficile contraddire Vergine e non assecondarlo. Negozi di vestiti, mobilifici, fruttivendoli, attività ristorative: diversi i bersagli dell’uomo. Spesso si rivolgeva chiedendo “aiuto” per ottenere i beni senza mai aprire le tasche. In qualche caso, con l’avvertenza che, se i carabinieri avessero fatto domande sul suo comportamento, le vittime avrebbero dovuto dire che gli ordini erano fatti dalla moglie e che venivano sempre onorati.

Vergine Emiliano-3I carabinieri, come spesso accade, si sono dovuti fare strada anche davanti a comportamenti non sempre collaborativi al 100 per cento delle vittime, nel timore di ritorsioni. Ma sono comunque riusciti a ricostruire il modus operandi di Vergine. Il quale, per dirne qualcuna, avrebbe fatto nel tempo incetta di bevande e rosticceria per 3mila euro, non avrebbe pagato per elettrodomestici con l’implicita minaccia di mali ingiusti nei confronti di un commerciante, avrebbe comunque ricevuto il rifiuto da un mobilificio (dopo aver subito un primo bidone per un assegno insoluto). Ancora: avrebbe versato meno della metà per un abito per la moglie da 400 euro (cosa che sarebbe già avvenuta in passato) e un fruttivendolo avrebbe ricevuto quanto dovuto sempre con netto ritardo, lamentandosi più volte del mancato pagamento sul momento.

Tutto questo, secondo quanto ravvisa il giudice, sarebbe avvenuto potendo contare sulla caratura criminale che “la sua persona era in grado di evocare nella piccola comunità nel quale egli viveva peraltro in stato di detenzione”, si legge in un passaggio chiave dell’ordinanza. Sempre il gip, ricorda anche che “l'indagato è poi fratello di Vergine Luigi, condannato nel 2000 all'ergastolo per l'omicidio di Santolla Romualdo venendo egli considerato l'esecutore materiale”, insieme ad altri. Tutti aspetti, per l’autorità giudiziaria, capaci di evocare antichi spettri degli anni più bui per il territorio salentino, quando le guerre di mala si concludevano spesso con feroci esecuzioni. Vergine è difeso dall'avvocato Rita Ciccarese. 

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