Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Non sopporta più i parenti e si presenta dai carabinieri: "Portatemi in carcere"

Cosimo Vessio, 26enne, barese, residente a Tricase, era sottoposto ai domiciliari, dopo un arresto per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Ma a casa il rapporto con la famiglia era diventato infernale. E così, il pm l'ha accontentato: festeggerà il compleanno a Borgo San Nicola

La casa circondariale di Lecce.

TRICASE – “Ci dice ca lu carcere è galera, a mie me pare 'na villeggiatura”. Cosimo Vessio, 26enne, è barese, e proprio a Bari è stato arrestato la prima volta. Cadeva il gennaio del 2012, i carabinieri lo sorpresero con due panetti di hashish.

Vessio, però, vive ormai da anni a Tricase. E si può pensare che conosca e stia davvero canticchiando questa nota lirica popolare salentina, ora che ha raggiunto il suo scopo: farsi mettere dietro le sbarre. E questo perché i dissapori, fra le mura domestiche, dovevano essere diventati così aspri, che la detenzione domiciliare è stata percepita come un inferno. Meglio, allora, la branda di una cella di Borgo San Nicola del letto della sua stanza. E chi se ne frega del sovraffollamento di cui tutti parlano. Casa dolce casa: quella circondariale. 

Immaginarsi la faccia dei carabinieri della stazione di Tricase, ieri sera. All'inizio, incredubuli, hanno sgranato gli occhi davanti a Vessio, presentatosi in caserma con borsone sportivo al seguito, pieno di indumenti e accessori per l’igiene personale. Avranno pensato allo scherzo di uno svitato. “Arrestatemi”, ha intimato. “Pretendo di essere arrestato”. Quasi un ordine. Forte deve essere stata la tentazione di chiamare il 118 per un trattamento sanitario obbligatorio. Quindi, i carabinieri hanno dovuto stabilire se portarlo via con una camicia di forza nel reparto psichiatrico di qualche ospedale o davvero in carcere con le manette. Ed hanno verificato la fondatezza di ciò che sosteneva: era davvero sottoposto ai domiciliari, a Tricase, dopo essere stato bloccato con un carico di droga l’anno prima, a Bari.

Vessio ha anche motivato la sua scelta, non di quelle semplici, perché, di fatto, ha comportato il reato di evasione. Ragion per cui, sapeva di non poter più tornare indietro. Ma evidentemente, l’atmosfera casalinga non doveva essere delle migliori. E, infatti, s’è confidato davanti agli uomini in divisa, spiegando di non riuscire più a stare fra le mura domestiche. La convivenza con i familiari era diventata, per lui, insostenibile.

vessio cosimo-2L’avvenimento è sicuramente insolito, ma non un caso isolato. Nel 2007, un albanese residente a Tuglie, non sopportando più sua moglie, fece la stessa cosa: andò in caserma, a Sannicola, e pregò i militari di spedirlo in cella. Passò alla storia locale anche perché, nella foto segnaletica, si fece ritrarre sorridente, evidentemente soddisfatto di essersi liberato da un peso intollerabile.

Nel caso di Vessio, i militari hanno comunicato la singolare notizia al pm di turno, Carmen Ruggiero. La quale ha deciso di accontentarlo, disponendo il tarsferimento in carcere. Dove peraltro, a breve, festeggerà il suo compleanno.

Il primo arresto di Vessio, come detto, risale al gennaio del 2012. I carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Bari San Paolo e della stazione di Bari Santo Spirito lo fermarono con le accuse di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale.  Fu sorpreso nel quartiere Santo Spirito, in atteggiamento sospetto. Stava forse attendendo qualcuno. Al momento del controllo, cercò di divincolarsi. Inseguito, fu alla fine bloccato. Addosso aveva la droga. E viene da pensare come sia strana la vita. Questa volta, non ha opposto alcuna resistenza, ma s’è presentato spontaneamente, allungando i polsi e pregando i militari: “Ammanettatemi, voglio andare via da qui”. Al processo che scaturirà giocoforza da questo episodio, l'uomo sarà difeso dall'avvocato Tony Indino.

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