Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Sinistri stradali, il conferimento a ditta esterna costa una condanna alla Giunta

La Corte dei conti ha bocciato la scelta di Tricase. Organico sufficiente, nessuna necessità di affidare il servizio all'As srl

TRICASE – Non è tanto la somma, da suddividere in sei parti, di circa 5mila e 500 euro (più spese di giudizio di poco più di 900 euro) quanto il fatto che non ci sia stato un solo punto in argomento, nelle tesi difensive, che abbia in qualche modo intaccato la valutazione dei giudici della Corte dei conti di Bari, fino a un ripensamento. 

Quell’affidamento a una ditta esterna, insomma, non andava conferito. Non c’era alcun presupposto perché la gestione delle pratiche di risarcimento danni da insidie stradali dovesse andare dalla Giunta comunale di Tricase alla società As srl, riferibile al consigliere di minoranza del Popolo delle libertà, Antonio Scarcella.  

La condanna riguarda, in egual misura, il sindaco di Tricase, Antonio Giuseppe Coppola, gli assessori Maria Assunta Panico, Giacomo Elia, Adolfo Scolozzi e Sergio Fracasso, e il responsabile del settore Amministrazione generale, Maria Rosaria Panico, da cui è passato il parere favorevole.

La vicenda corre in qualche modo parallela a una diffida inviata già due anni addietro dal procuratore Cataldo Motta, il quale aveva disposto, con nota inoltrata, fra gli altri, a primo cittadino e comandante di polizia locale, che in alcun modo personale della società affiancasse la polizia giudiziaria in vicende che avessero carattere penale, quindi sinistri con lesioni colpose, omicidi colposi, e, in generale, acquisizione di notizie di reato. Su questo punto, il Comune aveva già chiarito a suo tempo che non vi sarebbe stata sovrapposizione, confermando quindi l’incarico.  

LA VICENDA

Tutto è nato nel momento in cui la Giunta Coppola, con la delibera numero 123 del 2013, ha affidato in modo diretto il servizio di assistenza nelle pratiche di risarcimento danni derivanti da sinistro stradale all’As srl per un corrispettivo di 4mila e 500 euro oltre Iva per le prime centro richieste di risarcimento danni pervenute al Comune di Tricase, e di 100 euro per ciascuna richiesta successiva.

Ma per la Corte composta dal presidente Francesco Lorusso e dai componenti Pasquale Daddabbo e Alfio Vecchio (quest’ultimo anche estensore), sarebbe stata “accertata l’illegittimità della delibera e del conseguente affidamento”. Aggiungendo: “Risulta palese che tali atti hanno prodotto un danno al Comune conseguente all’ingiustificata spesa posta a carico del bilancio comunale per un affidamento illegittimo”. E specificando che tale danno è quantificabile nell’intero esborso in favore della società, “in quanto l’ente danneggiato non ha tratto alcuna utilità”.

La denuncia alla Procura regionale della Corte dei conti era pervenuta direttamente dal comandante della polizia locale, Luigi Muci, ritenendo che i compiti affidati alla società sconfinassero in attribuzioni e funzioni caratteristiche e per legge eseguibili dal suo corpo o da altre forze di polizia. Allegando, peraltro, anche la già citata nota del procuratore Motta.

C’è un punto in particolare della convenzione, ovvero il passaggio dell’articolo 2, in cui si legge che la società privata avrebbe dovuto “eseguire direttamente attività di accertamento che si concretizzi nell’ottenimento di report fotografici indicanti lo stato dei luoghi, indagini conoscitive sull’accaduto attraverso misurazioni e rilevamenti, escussione delle parti interessate e di eventuali testimoni”.

La Corte ha ritenuto, a conti fatti, che con l’incarico sia stata indebitamente versata una somma a favore di un soggetto esterno per prestazioni che, senza presupposti normativi, avrebbe potuto e dovuto svolgere la polizia locale o, comunque, personale in servizio presso il Comune di Tricase. Basti pensare all’Ufficio contenzioso. E questo, dunque, anche se i sinistri avessero seguito solo l'iter amministrativo e non anche penale. 

Non ha retto, dunque, la tesi mossa dalla Giunta, per giustificare il conferimento, secondo cui la società avrebbe dovuto occuparsi soprattutto dei profili civilistici sui risarcimenti, perlopiù derivanti dai danni alle cose e con richieste inferiori ai 10mila euro. Giunta la quale, sul perché di un affidamento esterno, ha motivato il tutto con il fatto che il personale interno sarebbe stato carente. 

I giudici, però, hanno sostenuto il contrario. La pratica delle amministrazioni pubbliche di affidare incarichi esterni può avvenire solo quando effettivamente dimostrato che non sia possibile provvedere con il personale già in organico. Il motivo è semplice: evitare l’aggravio di costi non necessari per i bilanci. E secondo la Corte dei conti, non sarebbe stata svolta adeguata verifica sul personale interno, per stabilire se effettivamente non esistessero figure idonee a svolgere tale mansione. 

Va considerato che il numero di sinistri non dovrebbe nemmeno essere particolarmente elevato, visto che si tratta (appunto) solo di quelli in via amministrativa e non penale, e per giunta con una franchigia al di sotto di 10mila euro.

La Corte dei conti ha rilevato che l’esistenza di un ufficio di Lavori pubblici e la presenza di ben quattordici agenti di polizia locale sarebbero stati sufficienti a coprire tali mansioni. Senza dimenticare l’Ufficio contenzioso, che nel 2015 aveva un’unità con qualifica B3.

Soprattutto, dalla documentazione, non sarebbe emersa la reale impossibilità di esperire le pratiche in via stragiudiziale, atteso che non sarebbero state nemmeno di numero così elevato da ingolfare il lavoro di un impiegato, il quale si sarebbe potuto avvalere comunque dei vigili. Tantomeno, hanno rilevato sempre i giudici, tale attività risulterebbe, in linea generale, particolarmente complessa.

I consiglieri di opposizione Nunzio Dell’Abate, Pasquale Scarascia, Gianluigi Forte e Vito Zocco, appresa la notizia della condanna, su un tema per il quale avevano già mosso rilievi in passato, hanno commentato: “Sono tutte circostanze che abbiamo dapprima sollevato, inutilmente, in via informale e bonaria e poi a gran voce, nel corso di un’accesa seduta consiliare”. Ma restando a quanto pare lettera morta.

“Oggi è stata ripristinata la legalità violata e chi ha causato danni alla comunità, nell’amministrare la cosa pubblica e nel perseguire evidentemente interessi di altra natura, è giusto che paghi di tasca propria”. “Così com’è giusto riconoscere il merito al comandante della polizia locale – hanno concluso - di aver avuto il coraggio di non chinare la testa”.

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